Energia, Gdf e Suez a nozze Un colosso da 75 miliardi

Il 22 luglio in Borsa a Parigi la quotazione del nuovo titolo

da Parigi

È arrivata a conclusione la telenovela del matrimonio tra il gruppo pubblico transalpino Gaz de France (Gdf) e quello, che venne privatizzato nel 1987, Suez. La fusione non è priva di sinergie industriali assai promettenti, ma ha in sé una sorta di «peccato originale»: nel febbraio 2006 venne decisa per ragioni di puro patriottismo economico. In quel momento si parlava di un’eventuale Opa di Enel sul gruppo franco-belga Suez, che aveva acquisito alcuni importanti attivi energetici della vecchia Sgb (Société générale de Belgique). Avendo l’intenzione di sbarrare la strada a Enel, il governo francese patrocinò l’idea della fusione di Suez con Gdf. In seguito sono sorte difficoltà di vario genere: dubbi da parte degli azionisti belgi di Suez, perplessità della Commissione europea e ostilità aperta dei sindacati di Gdf.
Lo stesso Sarkozy è sempre stato assai tiepido su questa iniziativa. Una volta entrato all’Eliseo, nel maggio 2007, l’attuale presidente si è però convinto che l’operazione abbia solide prospettive economiche. Sarkozy ha preteso che il progetto della fusione venisse nuovamente esaminato e perfezionato per poi dare il proprio consenso all’iniziativa.
Ieri, le assemblee generali dei due gruppi hanno approvato la nascita del nuovo gigante energetico europeo che si chiamerà - almeno in un primo tempo - Gdf-Suez. La proposta della fusione è stata accettata dagli azionisti a stragrande maggioranza. In Borsa i titoli delle due società si sono apprezzati di circa il 3%. Il 22 luglio la fusione diverrà operativa e definitiva con la quotazione unica del titolo Gdf-Suez. Nasce così un nuovo gigante internazionale dell’energia, che in Francia è secondo solo alla società pubblica Edf (Eléctricité de France).
La grande scommessa di Gdf-Suez è quella di fornire servizi energetici nel resto dell’Unione europea. Secondo il presidente di Suez, Gerard Mestrallet, che avrà nelle proprie mani le redini del gruppo unificato, esistono ampi margini d’espansione nell’area comunitaria. Proprio Mestrallet ha tentato ieri di placare le polemiche di chi - soprattutto negli ambienti sindacali parigini - critica la fusione perché questa implica la privatizzazione di Gdf. Mestrallet giura che il nuovo gruppo non licenzierà nessuno e riuscirà ad aumentare ulteriormente l’attuale fatturato annuo di 75 miliardi di euro. Resta da capire se sarà davvero europeo o se risponderà alle logiche obsolete del patriottismo economico