Energia, l’Authority: nel settore gas serve più concorrenza

Il garante: posizione dominante dell’Eni, solo lo 0,6% dei piccoli clienti cambia distributore. Ma un grande su 4 ha un nuovo contratto

da Milano

Eni sempre nel mirino: questa volta è l’Autorità per l’energia che critica l’operatore «dominante» nel settore del gas e insiste sulla necessità di prolungare i tetti antitrust oltre il 2010, mentre Sergio Garribba, direttore del ministero per le Attività produttive annuncia sanzioni per quegli operatori che non hanno spinto al massimo le importazioni di metano: mercoledì prossimo «valuteremo l'efficacia delle misure prese - ha detto Garribba - comprese le sanzioni agli inadempienti».
Ma non è solo una questione di tetti antitrust: gli italiani, anche quando ne hanno la possibilità, non cambiano il fornitore di gas e per il momento la concorrenza resta solo sulla carta, tranne che nelle grandi città. O meglio, solo i piccoli consumatori non cercano prezzi più bassi, ma i grandi, che sono quelli che «fanno» il mercato, hanno già determinato lo spostamento del 53% dei volumi di gas nel loro settore.
Infatti solo lo 0,6% delle famiglie italiane ha approfittato della liberalizzazione del gas. Va detto però che nelle regioni del Centro-Nord, oltre a una dinamica complessiva più consistente con circa 100mila piccoli clienti che hanno cambiato fornitore, ci sono le grandi aree urbane (Milano, Genova e Bologna) caratterizzate da una campagna di acquisizione di circa 30mila clienti domestici, condotta principalmente da Enel Gas.
Per quanto riguarda i clienti intermedi (consumo annuo compreso tra 5mila e 200mila metri cubi) i tassi di cambiamento risultano lievemente più elevati, ma comunque modesti: il 3,6%. Per i grandi clienti (consumo superiore a 200mila metri cubi/anno) i dati mostrano però un quadro ben diverso. Nel periodo tra il giugno 2000 e il giugno 2005, a livello nazionale il 22% (quasi uno su quattro) ha cambiato fornitore. In volumi di gas, il 53% delle quantità consumate annualmente dalla categoria è stata oggetto di cambio di fornitore, con alcune aree (Sud Piemonte, Liguria, Emilia e Basso Veneto) che presentano tassi superiori alla media.
L'Authority comunque sottolinea «la dominanza dell'operatore principale Eni in tutte le fasi della filiera e in particolare in quella dell'approvvigionamento». L'Eni detiene infatti una quota pari a circa il 25% delle vendite sulla rete di distribuzione e al 65% delle vendite sulla rete di trasporto, mentre molte imprese «non arrivano all'1% del mercato». E l’ex ministro Antonio Marzano commentando la sanzione inflitta dall’Antitrust all’Eni, ha detto: «Sono sorpreso perché non me l'aspettavo, ma non è affatto ingiusta».