Energia, l’Autorità chiede più potere per «frenare» l’Eni

Il presidente Ortis insiste nello scorporo di Snam e Stogit. E per il gas ha dubbi sul prossimo inverno

Paolo Giovanelli

da Milano

Ancora un duello a distanza tra Alessandro Ortis, presidente dell’Autorità per l’energia, e Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni. E i temi sono sempre gli stessi: il controllo di Snam Rete Gas e la posizione dominante dell’Eni. A cui se n’è aggiunto ultimamente un altro: la necessità di un «chiarimento e adeguamento dei poteri dell’Autorità» in vista della «completa apertura dei mercati lato domanda in una situazione di concorrenza, lato offerta, non ancora soddisfacente». «Non esiste un soggetto pubblico in grado di intermediare i clienti più deboli, e in particolare i clienti domestici - afferma un documento presentato settimana scorsa - evitando che siano “catturati” dall’Eni. In assenza di concorrenza e nell’impossibilità di interventi dell’Autorità, l’unico limite ai prezzi sarà dettato dalla eventuale volontà dell’Eni di contenere l’abuso della sua posizione dominante per non incorrere nelle sanzioni Antitrust». Non solo, ma Ortis, ha recentemente sottolineato che è necessaria «una ridefinizione degli assetti e delle competenze... del Gestore elettrico, Gestore del mercato e Acquirente unico» sul fronte elettrico.
Il vero campo di battaglia resta comunque il gas, e ieri Ortis è ripartito all’attacco in occasione dell’audizione in commissione Industria al Senato: «La situazione in vista del prossimo inverno resta impegnativa e merita tutta l’attenzione che il ministero le sta dedicando» ha affermato, contraddicendo quanto sta sostenendo Scaroni, secondo il quale gli stoccaggi sono stati riempiti con 600 milioni di metri cubi in più rispetto allo scorso anno e, inoltre, il gasdotto dalla Libia, entrato pienamente in funzione, è in grado di fornire fino a un miliardo di metri cubi in più di metano. «Malgrado la delibera dell’Autorità che ribassando i prezzi del gas ha allontanato i concorrenti dal mercato italiano, guardiamo all’inverno con un certo ottimismo» ha ribattuto l’ad Eni settimana scorsa.
«Scaroni ha già dato rassicurazioni lo scorso anno, ma dipendiamo dalle forniture di Gazprom», commentano ambienti dell’Authority, secondo i quali l’indipendenza di Snam Rete Gas e degli stoccaggi Stogit sono importanti. Se ne è parlato anche ieri in Commissione dove Ortis, di fronte alla precisa domanda di Cabras (ds) che ha chiesto: «Sarebbe un disastro se non si smembra Snam»?, ha risposto: «No, ma i continui rinvii della separazione, dal 2003 al 2005, al 2008 e al 2010 finiranno per scoraggiare qualsiasi operatore estero voglia entrare sul mercato». Secondo una fonte che ha assistito all’intervento di Ortis, il presidente dell’Autorità avrebbe affermato che «con la completa liberalizzazione Eni diventerà padrone del prezzo del gas, una incongruenza che rischia anche di portare la società a uno scontro con l’Ue».
Il duello a distanza si è prolungato anche sugli stoccaggi: Ortis accusa l’Eni di avere investito pochissimo negli anni scorsi, Scaroni replica annunciando che spenderà 1,7 miliardi nei prossimi 4 anni, «per dotare l’Italia di stoccaggi più di qualsiasi altro Paese».
E la partita non si ferma lì, perché Scaroni ha già avvertito che l’Eni è pronto a costruire impianti per la liquefazione del gas in Nigeria, ma i rigassificatori li farà in Italia solo se potrà disporre dell’80% della capacità di lavorazione, alla pari della concorrenza. E se ha lanciato l’avvertimento, vuol dire che sa che c’è chi la pensa diversamente.