Energia pulita, Enel punta sull’estero

Il vicepresidente di Confindustria Pistorio: «Grazie ai minori consumi energetici nel 2004 abbiamo risparmiato 100 milioni di dollari»

Paolo Giovanelli

nostro inviato a Pisa

E adesso anche l'energia prodotta con fonti rinnovabili e a basso impatto ambientale non piace più agli italiani: Sardegna e Puglia hanno bloccato la costruzione di nuovi impianti eolici e in Calabria una centrale che utilizza legname di scarto con basse emissioni nell'atmosfera, costruita con tutti i permessi, è stata bloccata al momento di iniziare la produzione. Così l'Enel, che prevede investimenti nel settore per 1,7 miliardi nei prossimi quattro anni, minaccia di andare a fare le nuove centrali all'estero, mentre in Italia la fame di elettricità sta crescendo. Ieri a Pisa, nel Centro ricerche del gruppo, un incontro tra l'amministratore delegato dell'Enel, Fulvio Conti, il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli, il vicepresidente di Confindustria Pasquale Pistorio, il presidente onorario di Legambiente Ermete Realacci e il presidente dei giovani industriali di Confindustria, Matteo Colaninno, ha messo in chiaro la situazione: con il caro-petrolio e con il protocollo di Kioto che impone la riduzione delle emissioni nell'atmosfera, la scelta delle energie rinnovabili è diventata inevitabile. Peccato però che a livello locale nessuno le voglia.
Contrariamente a quanto si crede, l'Italia è ricca di produzione elettrica da fonti rinnovabili, grazie soprattutto all'idroelettrico. Complessivamente l'Enel dispone di 15.400 megawatt di idroelettrico, 660 di geotermico, 500 Mw di eolico e solo 30 di fotovoltaico. Il nostro Paese dispone di 1.700 Mw di impianti eolici e potrebbe arrivare fino a 5mila, risparmiando in importazioni e riducendo l'inquinamento: «Le fonti rinnovabili già oggi sono economicamente convenienti - ha detto Conti - ma ci scontriamo con le mancate autorizzazioni. Localismi miopi bloccano investimenti che darebbero energia a prezzi competitivi: se non avremo un quadro di certezze per i nostri investimenti, saremo costretti ad andare a farli all'estero». È una scelta che l'Italia non si può permettere: già oggi il 15-20% del fabbisogno energetico viene importato.
«I combustibili fossili inquinano, sono sempre più costosi e non sono infiniti - ha ammonito Pistorio - l'effetto serra sta provocando danni per miliardi. Dobbiamo trovare nuove fonti e risparmiare sui consumi». Piuttosto, tra Pistorio da una parte, e Colaninno e il ministro Matteoli dall'altra, è emersa una notevole diversità di vedute su Kioto: «È un costo di cui dobbiamo tener conto - ha ammonito Colaninno - i limiti posti dal protocollo rendono meno competitive le nostre imprese. L'Ue deve spingere sugli Usa perché aderiscano al trattato». «No, Kioto è una piccola cosa - ha replicato Pistorio - bisogna fare di più perché è un elemento che accresce la competitività delle imprese. Negli ultimi 10 anni abbiamo ridotto i nostri consumi energetici (e le emissioni nell'atmosfera) del 5,2% annuo. Risultato: solo nel 2004 abbiamo risparmiato 100 milioni di dollari che si sono tradotti in altrettanti utili».
Quanto all'energia fotovoltaica, che in Italia non decolla ma che in Giappone ha già raggiunto 70mila tetti di case, il ministro Matteoli ha detto che sono stati avviati contatti con il ministero delle Attività produttive per arrivare a una normativa che permetta di «riversare» in rete (ottenendo così uno sconto sulla bolletta) l'elettricità prodotta dai piccoli apparecchi fotovoltaici delle famiglie: in Germania una soluzione simile ha prodotto un boom del settore.
Infine un altro aspetto da non sottovalutare: in Germania i produttori di centraline fotovoltaiche danno lavoro a 10mila addetti, in Spagna sono nate imprese nell'eolico che non forniscono solo il mercato nazionale, ma che esportano. In Italia, invece, l'industria del settore è quasi assente. Un decollo di nuove centrali eoliche e solari aprirebbe nuove prospettive di occupazione. In attesa che arrivi l'energia pulita dell'idrogeno: ma bisognerà aspettare almeno la metà del secolo.