ENERGIA SOLARE Il grande abbaglio

Dalla notte dei tempi e fino ad un paio di secoli fa i bisogni energetici dell’umanità sono stati alimentati dalla legna e dall’energia muscolare di schiavi e animali: energia solare al 100 per cento, quindi. Oggi, a dispetto del fatto che per il suo sfruttamento si sono aggiunte moderne tecnologie (idroelettrica, eolica, termoelettrica, termica, fotovoltaica, biocarburanti), l’energia dal sole contribuisce ai bisogni energetici dell’umanità per meno del 9 per cento, con 7 di questi 9 punti dovuti all’idroelettrico, 1 punto abbondante alla legna da ardere, e 1 punto scarso a eolico, termoelettrico, termico, fotovoltaico e biocarburanti. L’energia dal sole, insomma, è l’energia del passato.
Un passato che mai più ritornerà (se non alla condizione che dirò alla fine). La colossale illusione dell’energia dal sole si fonda su un colossale malinteso: l’energia che, ad esempio in Italia, riceviamo ogni anno dal sole (o dal vento) è mille volte maggiore del consumo annuo italiano d’energia, ergo è sul sole (o sul vento) che dovremmo fare affidamento. Un’affermazione, questa, che non ha neanche il pregio d’essere falsa: è inutile. Infatti, la parola chiave per comprendere l’uso che l’umanità fa dell’energia (e cioè per costruire strade, edifici, ponti, ferrovie; e muoversi con auto, treni, aerei e navi; e scaldarsi d’inverno, rinfrescarsi d’estate e illuminarsi col buio; e fabbricare beni di consumo) la parola chiave, dicevo, non è la parola energia ma la parola potenza. Se ad una lampadina da 100 watt erogate, per un secondo, energia elettrica alla potenza di 100 W, la lampadina si accende per un secondo; se le erogate energia elettrica, anche per un giorno intero, ma alla potenza di 1 W, le fornite si mille volte più energia di prima, ma la lampadina rimane inesorabilmente spenta. Un ferro da stiro ha bisogno di mille W, una lavatrice di 2mila W, un’automobile di 100mila W, e un Eurostar di 8 milioni di watt.
La potenza dal sole su ogni metro quadrato d’Italia è zero watt tra il tramonto e l’alba, mille W a mezzogiorno (d’estate e col cielo limpido) e, facendo una media sulle 24 ore e sulle 4 stagioni, 200 W scarsi: la potenza dal sole, quindi, non è quella necessaria ai nostri bisogni. E non è potenza né elettrica né meccanica: una volta trasformata, si hanno 80 W/mq dai pannelli solari termici, 20 W/mq da quelli fotovoltaici, 0.1 W/mq dalla legna da ardere, e ancora meno dai biocarburanti. Avremmo bisogno, quindi, di estensioni di territorio o che sono proibitive (come nel caso di biocarburanti e biomasse) o che, se reperibili, vanno coperte con prodotti tecnologici che hanno costi proibitivi.
Ad esempio, se volessimo emulare il Brasile e sostituire con bioetanolo il 20% del carburante per autotrazione che consumiamo, dovremmo coltivare a mais 300mila kmq d’Italia, o, in alternativa - consumando il Brasile la nostra stessa energia, pur essendo quasi 30 volte più esteso dell’Italia - oltre 50 milioni di noi dovremmo emigrare o morire. Val la pena di notare che anche così facendo non avremmo soddisfatto il protocollo di Kyoto: per riuscirci, dovremmo sostituire con bioetanolo non il 20% ma il 50% del carburante che usiamo.
Il nostro Paese assorbe una potenza elettrica di 40 miliardi di watt, cioè 40 gigawatt (GW). Per soddisfare il protocollo di Kyoto, 13 di questi devono essere prodotti senza emissioni di gas-serra. Cosa che si potrebbe abbondantemente fare, con un impegno economico di meno di 40 miliardi di euro, con l’installazione di 9 reattori nucleari (quanti ne ha oggi la Spagna). Volessimo farlo con l’eolico, dovremmo impegnare almeno 80 miliardi di euro e installare 80mila (fatemelo ripetere: 80mila) turbine eoliche; oppure impegnare almeno 800 miliardi (fatemelo ripetere: 800 miliardi) di euro per i tetti fotovoltaici necessari.
Ma la vera origine dell’illusione di queste tecnologie è non tanto economica ma soprattutto tecnica: dopo esserci dissanguati col mix eolico-fotovoltaico di cui si favoleggia, dovremmo lo stesso avere quei 9 rettori nucleari, pronti a bruciare uranio quando il sole non brilla o il vento non soffia. Detto diversamente, eolico e FV non aggiungono alcun watt di potenza al sistema elettrico: essi non danno potenza, ma energia; cioè consentono solo di risparmiare combustibile. Quanto? Assumendo, con generosità, 30 anni di vita degli impianti eolici o FV (la vita di quelli nucleari è di 60) si risparmierebbero meno di 15 miliardi di euro in combustibile nucleare: impegnare una somma compresa fra 80 e 800 miliardi (a seconda del mix scelto) per risparmiare 15 miliardi nell’arco di 30 anni non è un grande affare.
Energeticamente parlando, noi italiani siamo come i bambini affamati di una famiglia con la dispensa vuota: ogni anno importiamo - unici al mondo - 50 miliardi di kWh elettrici (peraltro da fonte nucleare). Per i quali paghiamo alla Francia l’equivalente di oltre un reattore nucleare l’anno; uno scherzo che dura da 20 anni: le nostre tasse non ci sono mai state restituite in servizi decenti perché sono servite per pagare un quarto dell’elettronucleare francese. Qual era il programma energetico dell’ex governo? Lo disse bene Prodi in campagna elettorale: «la prima fonte d’energia è il risparmio». Già, come dire che la prima fonte di nutrimento è la dieta. E anche come dire ai bambini affamati di cui sopra: mangiate di meno! Per intanto, sempre Prodi e con la complicità di Bersani e Pecoraro Scanio, stavano mettendo, in quella vuota dispensa, scatolette di caviale e bottiglie di champagne: le dannate turbine eoliche e i dannatissimi tetti fotovoltaici.
A quale condizione l’energia dal sole potrà tornare ai fasti del passato? Solo a condizione che l’umanità torni ad essere quel mezzo miliardo d’anime che fu durante tutto quel passato: 6 miliardi devono morire. Ecco perché ritengo criminoso vendere l’illusione dell’energia dal sole.