Energia, la Ue studia lo stop alle tariffe: soffrono Enel e utilities

da Milano

Brutta giornata per tutti i titoli energetici europei che hanno chiuso con perdite pesanti, soprattutto i due gruppi francesi, Gdf-Suez (-13%) ed Edf (-10,5%), ma anche la tedesca E.On (-8,4%) ed Enel (-8,3%) che è stata anche sospesa per eccesso di ribasso. A dare il via al bailamme sarebbe stato un sito Internet che avrebbe diffuso l’indiscrezione secondo la quale era possibile «uno stop europeo agli aumenti tariffari». Il tutto sarebbe partito con le voci di un inizio con il Belgio (in cui opera Electrabel, filiale di Suez, e questo spiega perché il gruppo francese è stato il più penalizzato), per poi arrivare a un possibile allargamento a tutta Europa.
Secondo gli osservatori del settore, quanto filtrato fa parte dei movimenti speculativi di questi giorni: il netto intervento del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, che smentiva ogni possibilità, avrebbe dovuto porre fine allo scrollone, almeno in Italia, ma così non è stato. Un’interpretazione diffusa è che i fondi stiano vendendo anche i titoli energetici e che qualcuno si sia affrettato a diffondere voci, poi riprese dal sito, con l’obiettivo di far crollare le quotazioni e rastrellare a prezzi più bassi. Nel mirino sono finiti soprattutto i grossi gruppi, mentre società di medie dimensioni (a livello europeo) come Edison (-4,7%) e A2A (-3,7%) hanno patito di meno. Che si sia trattato di una speculazione al ribasso lo dimostra anche il fatto che Terna, la società che gestisce la rete nazionale ad alta tensione, ha perso il 6 per cento. E Terna ben difficilmente potrebbe risentire di qualsiasi oscillazione del prezzo del petrolio o di un blocco delle tariffe elettriche, salvo che si pensi anche a un blocco delle tariffe di trasporto.
Così, se qualcuno avesse comprato ieri il titolo Enel (e qualcuno l’ha comprato) si sarebbe assicurato un’azione con un rendimento (dato dall’anticipo di dividendo in arrivo, più quello del prossimo giugno) che ai prezzi di chiusura sfiorava il 10% annuo. Ma anche l’acquisto di Snam (che negli ultimi tempi ha lasciato una buona fetta del suo valore e che ieri ha perso un altro 4,4%) potrebbe rivelarsi un affare. La società, infatti, ha un carnet di ordini che supera i due anni e gli investimenti per ricerca e trasporto nel campo degli idrocarburi difficilmente verranno rinviati.
Insomma, la classica mazzata, inferta approfittando di un clima tutt’altro che sereno. Oggi ci sarà la controprova, anche se le vendite dei fondi sembrano essere destinate a continuare pure su titoli come quelli energetici, un settore che sarà tra gli ultimi a risentire di una crisi.