Energie pulite, la Liguria è ultima in Italia

Parchi eolici in crescita al centro e al sud. Legambiente: «Basta proteste per il paesaggio. Una volta trovato il luogo giusto, vanno realizzati»

La Liguria, sulla carta, parte in vantaggio rispetto a mezza Italia: ha sole, vento e foreste in quantità. Eppure è la regione che produce meno energia da fonti rinnovabili (cioè inesauribili) in rapporto a quanto consuma. Si parla degli impianti che sfruttano l’energia solare, la forza del vento (i mulini) o che generano energia bruciando le biomasse (piante e resti dei boschi) o ancora i «salti» naturali e artificiali dell'acqua (centrali idroelettriche). I dati dell’Istat - raccolti di recente nel rapporto Centro Studi Sintesi di Venezia-Sole24ore - dicono che la Liguria è all’ultimo posto in Italia, sorpassata da regioni per tradizione amiche dell’ambiente (Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta), ma anche da tutto il Meridione. Possibile? «Possibile. Anzi, dal 2004 al 2005 la quota di energia pulita prodotta in Liguria in rapporto ai consumi è scesa dal 3,4 per cento al 2,3» spiegano i ricercatori del Centro studi Sintesi. Un fatto - concordano ambientalisti ed esperti - al quale bisogna porre rimedio. E in fretta.
L’Unione europea e il governo Berlusconi nel 2003 si erano dati un obiettivo ambizioso: produrre il 22 per cento di energie «verdi» entro il 2010. Il motivo è duplice: questi impianti non liberano nell’aria i «gas-serra» che riscaldano il pianeta (l’Italia ha scelto di rispettare gli obblighi del protocollo di Kyoto) e aiutano a ridurre il rischio di black out per la cronica mancanza di centrali del nostro Paese dopo il «no» al nucleare. Nel 2005, in Italia era del 16 per cento la quota di energia da fonti rinnovabili. Guardando alla regioni, le più virtuose sono Valle d’Aosta (242 per cento rispetto ai consumi nel 2004), Trentino Alto Adige (129) e Calabria (30,5). Nel fondo della graduatoria, come detto, la Liguria che ha un divario incolmabile dalle regioni alpine (queste ultime hanno il contributo delle centrali idroelettriche) ma che nel 2005 è stata sorpassata anche dalla Sicilia, fino a quel momento ultima. E il dibattito si infiamma.
«Dobbiamo cambiare modello energetico e darci obiettivi più ambiziosi» racconta Stefano Sarti, presidente ligure di Legambiente. Il messaggio è rivolto alla Regione, che nel suo piano energetico ha fissato come obiettivo produrre il 7 per cento di energie rinnovabili entro il 2010. «La realtà è fatta di poche luci e tante ombre» aggiunge Sarti. «Ed è un peccato - commenta Walter Righini, presidente di Fiper, la Federazione dei produttori e installatori di energia da fonti rinnovabili-. La Liguria ha grandi potenzialità, ci sono in abbondanza sole, vento e aria libera dallo smog “smorza” i raggi solari. Deve aumentare (ma questo vale per tutta Italia) la sensibilità dei politici. C’è poi la questione del solare fotovoltaico, una fonte abbastanza costosa: le banche dovrebbero studiare forme di prestito o leasing per i privati».
La discussione si sposta così sui tipi di impianti. I dati arrivano dal rapporto 2006 del Gse (Gestore dei servizi elettrici), società del governo nata per incentivare le fonti «verdi». In Italia, la produzione più importate è quella delle centrali idroelettriche (72 per cento del totale delle rinnovabili, in calo dal 2001 per la scarsità di piogge), seguita dalla geotermica (10,7 per cento generato in Toscana), e da impianti eolici e biomasse (entrambe al 4,7). Il solare è fermo allo 0,2. «L’eolica a partire dal 2001 ha avuto un forte aumento dovuto al calo del costo al megawattora di questa tecnologia», spiega il rapporto. Ne hanno approfittato soprattutto Sicilia e Sardegna, ma anche Abruzzo, Campania e Puglia. Non la Liguria. «Capisco i dubbi per il paesaggio - riprende Sarti di Legambiente - ma abbiamo delle potenzialità enormi che non stiamo sfruttando. Si studino pure gli impatti sul paesaggio, ma poi, trovato il luogo migliore, si mettano i mulini. Come a Varese Ligure».
Un buon risultato, a livello nazionale, lo registrano anche le centrali che bruciano biomasse e rifiuti. «Ma le due cose vanno distinte - dicono gli ambientalisti- Noi diciamo “sì” agli impianti che bruciano materiale verde, “no” agli inceneritori di rifiuti». «Per le biomasse, la zona di Savona si sta muovendo - aggiunge Righini di Fiper-. Anche in questo settore si può fare molto».
Ma riuscirà l’Italia a raggiungere l’obiettivo europeo? «Nel 2004 la quota di energia da fonti rinnovabili in rapporto ai consumi era del 16 per cento, la stessa del 1997 - conclude il rapporto del Gse-. Difficilmente si raggiungerà il 22 per cento entro il 2010». Sul ritardo della Liguria risponde invece la Regione, nell’articolo qui sotto.