Enevald di Sölvesborg

La storia di questo santo svedese è avvolta nella leggenda perché dopo il passaggio della Svezia al luteranesimo su tutto ciò che anche lontanamente ricordava il passato “papista” è calata la nebbia dell’oblio (quando non il fuoco o il piccone). In quale epoca sia vissuto questo Enevald non è dato sapere. Di lui si sa solo che era un sant’uomo e che un giorno decise di andare in pellegrinaggio in Terrasanta. Qui, mentre venerava il sepolcro di Cristo, non si sa perché ma certi ebrei cercarono di fargli la pelle. Enevald riuscì a scappare e vagò finché non fu sulla sponda del mare (o di un lago, chissà). Qui si sedette su una pietra e aspettò che passasse una nave a cui chiedere un passaggio. Ma le ore trascorrevano senza che si vedesse anima viva. A Enevald non rimase che rivolgersi a Dio domandando soccorso. Poi, stanco del suo vagare, si addormentò. Quando si svegliò, sorpresa: si trovava a Sölvesborg, la sua città. Commosso e fuori di sé dalla gioia per il miracolo ricevuto, cadde in ginocchio per ringraziare il Signore che gli aveva usato misericordia. Quando si rialzò, altra sorpresa: nel punto esatto in cui aveva poggiato le ginocchia era scaturita una sorgente. Pare che quella sorgente ci sia ancora e venga chiamata “pozzo di s. Enevald”. Là vicino ci stava una cappella dedicata al santo e a lungo frequentata anche dopo l’imposizione statale del protestantesimo (scrive Vittorio Messori nel suo Ipotesi su Maria -Ares- che «in Scandinavia la separazione da Roma fu decisa “a freddo”, da sovrani e aristocratici, per ragioni meramente economiche e politiche»).
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