Eni: 9,2 miliardi di utili, ora sfide difficili

da Milano

Ci sono un po’ di sfide sul tavolo di Paolo Scaroni, ad dell’Eni, che ieri ha presentato il piano strategico 2007-2010, dopo aver chiuso il 2006 con utili record. La prima si chiama superare entro il 2010 i due milioni di barili al giorno di produzione (oggi sono 1,77 milioni, +2% sul 2005)), obiettivo che è stato spostato dal precedente 2009 in seguito alla decisione del Venezuela di statalizzare i campi petroliferi gestiti dal gruppo italiano. Per arrivarci l’Eni prevede di investire 44,6 miliardi entro il 2010. E, abbinata a questa, la sfida di mettere in funzione il giacimento di Kashagan, nel Mar Caspio, il più grande ritrovamento degli ultimi trent’anni, ma che si è rivelato un osso duro per le situazioni ambientali al punto che i costi di investimento per arrivare a una prima produzione di 300mila barili al giorno sono lievitati dai 10,3 miliardi previsti a 19. E l’inizio dell’estrazione è stato rinviato alla seconda metà del 2010. Il massimo produttivo verrà ottenuto nel 2019, con 1,5 milioni di barili al giorno. «Ho l'impressione che lo spartiacque per noi stia nella capacità organizzativa, tecnica e umana di gestire un gigantesco progetto come quello di Kashagan. Se l’Eni è in grado di gestire Kashagan vuol dire che può gestire qualunque progetto nel mondo» ha detto Scaroni. Così l’obiettivo di raggiungere i due milioni di barili giorno verrà affidato solo alla crescita organica e a piccole acquisizioni, «sempre che creino valore. Nel Nord America ci sono numerose società petrolifere indipendenti e sono terreno di caccia per le banche d'affari che ce le propongono. Se poi dovessimo realizzare una grande operazione in Russia, allora cambieremo il nostro target» ha detto.
Nella corsa a ostacoli Scaroni ci ha messo anche l’obiettivo di raggiungere un milione di clienti «abbinati» gas-elettricità entro il 2010, in gran parte nel settore delle partite Iva: «Si tratta di uno sforzo titanico, di un progetto ambizioso e speriamo di realizzarlo» ha affermato.
Ma ieri l’ad dell’Eni ha parlato anche di altri temi: innanzi tutto il dividendo, che salirà a 1,25 euro per azione (+13,6%), di cui 60 centesimi già distribuiti come acconto, dopo un bilancio 2006 chiuso con un utile netto record di 9,22 miliardi, in crescita del 4,9% sul 2005.
Poi c’è stata una mezza sorpresa: il piano Snam Rete Gas al 2010 consolidato nel bilancio Eni significa che il gruppo ritiene di non dover cedere il controllo fino almeno a quella data, anziché a metà 2008, come precedentemente previsto. Ufficialmente in attesa della creazione di una rete europea del gas, che per ora non sembra suscitare grossi entusiasmi in Germania e soprattutto Francia. Un punto a favore di Scaroni, che così porta a casa un rinvio della dismissione. E spesso non c’è nulla di più definitivo delle situazioni provvisorie. Il titolo ha chiuso a meno 1%.