Eni dimezza gli utili e taglia la cedola Il mercato la punisce

PRUDENZA L’ad Scaroni: «Prevedo un dividendo totale di 1 euro, ma non toccheremo le riserve»

L’Eni chiude il primo semestre con utili dimezzati e annuncia un taglio del dividendo: la Borsa reagisce punendo severamente il titolo che ieri ha chiuso in perdita del 7,74%, dopo essere stato continuamente in rosso durante tutte le contrattazioni. I profitti netti sono infatti calati del 49,8% a 2,66 miliardi, un risultato che ha spinto il gruppo ad annunciare un acconto sul dividendo di 0,50 euro, contro lo 0,65 dato sul bilancio 2008. L’ad Paolo Scaroni ha affermato che sulla cedola il gruppo ha seguito «un approccio prudente, adeguato all’attuale contesto». Una decisione sull’intero dividendo 2009, ha aggiunto presentando i conti agli analisti, non sarà presa prima del febbraio 2010: in ogni caso il manager ha detto di prevedere che si attesterà su un euro se i risultati del secondo semestre saranno in linea con il primo, contro 1,30 euro del bilancio 2008. Né l’Eni intende intaccare le riserve per mantenere invariato il dividendo: «Distribuire riserve non fa parte della nostra strategia e non lo sarà in futuro», ha sottolineato Scaroni. D’altro canto i ricavi della gestione caratteristica sono scesi del 24%, da 55,3 a 42 miliardi, mentre gli investimenti per l’intero 2009 dovrebbero rimanere sostanzialmente invariati a 14 miliardi, contro i 14,5 che erano previsti inizialmente. I flussi netti di cassa sono scesi del 23,4%, da 9,95 miliardi a 7,62.
A incidere sul consuntivo semestrale non sono stati solo il calo della domanda e la flessione del prezzo di petrolio e gas, ma anche la riduzione dei margini di raffinazione, anche se sono migliorati i risultati del settore Gas & Power e dell’ingegneria. E proprio la flessione dei margini di raffinazione ha spinto l’Eni a mettere in vendita la raffineria di Livorno, anche se l’impianto dà utili. La produzione di idrocarburi è calata dell’1,6% nel semestre, con un peggioramento del 2,2% del secondo trimestre rispetto al primo. L’Eni conferma comunque l’obiettivo di raggiungere un incremento produttivo del 2% per l’intero 2009, al netto dei tagli Opec, grazie alla messa in produzione dei nuovi giacimenti negli Stati Uniti e in Congo: «Un target che richiederà uno sforzo particolare nel secondo semestre perché al 30 giugno questa crescita non c’è stata», ha detto l’ad Eni. Che non si è nascosto che la difficile situazione in Nigeria e i tagli delle quote Opec potrebbero continuare a condizionare la produzione. La frenata produttiva ha infatti due facce: da un lato la riduzione operata dall’Opec e la difficile situazione dell’Africa occidentale, cui si aggiungono i giacimenti ormai «maturi», dall’altro il calo generalizzato della domanda di prodotti petroliferi e di gas, quest’ultima particolarmente forte in Italia, dove si è registrata una forte contrazione dei consumi industriali.
Insomma, uno scenario difficile, che caratterizza tutto il settore (solo Total ha saputo fare meglio) anche perché, ha notato Scaroni, i prezzi petroliferi (cui sono legati anche quelli del gas), rimarranno «relativamente bassi per i prossimi due o tre anni». Il manager prevede quotazioni intorno «ai 50-60 dollari al barile per il brent nell’arco dei prossimi tre anni»: l’Eni non ha ancora varato il piano industriale, «ma credo che i prezzi saranno nell’ordine di queste cifre».
Il vertice Eni non è però pessimista. Oltre alla crescita della produzione, ritiene che a livello mondiale la domanda di gas dovrebbe mantenersi sostanzialmente stabile nell’intero 2009: i volumi venduti dovrebbero rimanere «sostanzialmente in linea» con il 2008 grazie all’acquisizione di Distrigaz e ad azioni per aumentare le vendite in Europa.