Eni-Gazprom, il grande scambio sul gas

Saranno sviluppati progetti comuni di crescita in Russia e all’estero

Paolo Giovanelli

da Milano

Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni, ha firmato ieri a Mosca l’accordo con l’ad di Gazprom, Alexey Miller: i russi hanno ottenuto quello che volevano, l’accesso diretto al nostro mercato; gli italiani quello di cui avevano bisogno, il gas. Un comunicato afferma che Gazprom «estenderà la durata dei contratti di fornitura di gas fino al 2035 a Eni, che così si conferma il primo cliente mondiale di Gazprom». L’ex ad, Vittorio Mincato, aveva negoziato un prolungamento della durata al 2027. In cambio «Gazprom venderà, a partire dal 2007, direttamente sul mercato italiano quantitativi crescenti di gas (parte dei volumi venduti oggi a Eni) fino a un potenziale di circa tre miliardi di metri cubi dal 2010 e per tutta la durata del contratto». I contratti di fornitura attuali riguardano in totale 25 miliardi di metri cubi l’anno, di cui 15 in scadenza nel 2017 e 10 nel 2021 e 2022. I russi potranno accedere al mercato italiano grazie al fatto che l’Eni cederà loro capacità di trasporto sul gasdotto Tag.
È mancato invece l’atteso ingresso dell’Eni nella ricerca e sfruttamento dei giacimenti russi: «Eni e Gazprom hanno identificato una serie di progetti di grande rilievo (società e asset), sia in Russia, sia all’estero, che hanno deciso di perseguire congiuntamente». Scaroni ha spiegato che nel 2007 Eni avrà la possibilità di acquisire assieme a Gazprom «asset petroliferi in Russia» che daranno una quota a Eni in un produttore di olio e gas. Si potrebbe trattare di Arcticgaz, la società russa che dovrebbe essere dismessa da Yukos e che potrebbe essere acquisita assieme all’Enel, che a sua volta ha come partner la russa Esn. In cambio «Eni aiuterà Gazprom fuori dalla Russia, in particolare in Africa». Scaroni ha aggiunto che sarà possibile un impegno comune nel settore della liquefazione del gas, ma non in quello della rigassificazione. E questo ha un senso: oggi, se è grave la carenza di rigassificatori, lo è ancora di più quella di liquefattori da costruire presso i Paesi che hanno i giacimenti.
Il titolo del gruppo di Scaroni ha reagito in maniera molto blanda in Borsa, chiudendo con una guadagno dello 0,53 per cento. Secono esperti del settore sentiti dal Giornale, infatti, l’accordo lascia aperte molte questioni. Di fatto, si fa notare, l’intesa non modifica di molto la situazione sul campo, né, forse, la poteva modificare. Innanzitutto Gazprom vendeva già due miliardi di metri cubi l’anno attraverso Promgas, oggi sale a tre. In secondo luogo la durata delle forniture viene allungata in maniera significativa e rassicurante, ma non viene aumentata. E questo per due motivi: perché la capacità dei gasdotti potrà essere incrementata solo in misura limitata, ma soprattutto perché i russi negli ultimi anni hanno investito pochissimo nella ricerca e sviluppo dei giacimenti e oggi non sono in grado di aumentare le forniture.
Scaroni, non a caso, ha detto di non essere preoccupato della concorrenza che i russi potranno fare in Italia, e ha confermato quanto anticipato sabato dal Giornale: Gazprom non è interessata a Snam Rete Gas. È interessata piuttosto al mercato finale: voci di settore danno per possibile un accordo di fornitura ad alcune municipalizzate, forse nel Nord-est e in Emilia Romagna. Se mai potrebbe acquisire una partecipazione di minoranza in Enipower, che con le sue centrali è un grande consumatore di gas. Eni e Snam Rete Gas metteranno anche a disposizione la propria tecnologia per migliorare l’efficienza dei gasdotti russi.