Eni, in Libia la produzione torna ai livelli pre-guerra

L’Eni torna alla normalità in Libia. Ieri la società ha fatto sapere che la sua produzione di petrolio nel Paese nord africano tornerà al livello pre-guerra di 280mila barili al giorno entro giugno 2012.
Il gigante petrolifero ha ripreso la produzione di petrolio in Libia a fine settembre e riaperto il gasdotto sottomarino Greenstream il 13 ottobre, dopo otto mesi di inattività.
Il responsabile della divisione Exploration & Production, Claudio Descalzi, ha detto inoltre che entro il 2013 sarà raggiunto il livello di 300mila barili al giorno e che la produzione in Libia potrebbe raddoppiare ancora entro un decennio, sulla base degli investimenti pianificati, tra 30 e 35 miliardi di dollari.
«L’attività di Eni in Libia è ripresa in modo molto soddisfacente e con tempi più rapidi rispetto alle nostre previsioni- ha detto l’amministratore delegato della società Paolo Scaroni - attualmente è già arrivata a 200mila barili al giorno. Abbiamo un ufficio a Tripoli che è ormai perfettamente funzionante».
Scaroni, commentando l’insediamento del nuovo governo libico, ha rivelato che la società andrà «a incontrare il nuovo esecutivo nel suo insieme nelle prossime settimane». L’ad di Eni ha poi minimizzato la coincidenza che vede un ex dirigente del gruppo come nuovo ministro del Petrolio. «Questo è facile, dato che siamo la prima compagnia del Paese e abbiamo avuto tante persone di peso che hanno lavorato con noi», ha ricordato.
Eni, in Africa, vanta un primato per produzione, con oltre 1 miliardo di barili davanti a Total (0,75 miliardi) ed ExxonMobil (0,63 miliardi). La società è già presente in 13 Paesi tra produzione ed esplorazione. Scaroni ha anche spiegato che Eni ha finalizzato l’acquisizione delle quote detenute dai fondi di investimento in Altergaz, salendo dal 60% al 98-99% del capitale dell’operatore di gas francese. Attualmente la società transalpina, avviata al delisting, capitalizza in Borsa circa 300 milioni di euro. Eni è entrata nel capitale della società nel 2007, rilevando una quota dai soci fondatori ed è salita al 60% nel 2010 esercitando un’opzione di acquisto sempre dai fondatori. Quanto alla possibile cessione della quota ancora in mano al Tesoro, Scaroni, non si sbilancia: «La risposta a questa domanda la dovete chiedere direttamente al governo», ha commentato. Il Tesoro detiene direttamente il 4% del capitale di Eni, mentre la Cdp ha il 26,3%.