Eni: «Meno shopping nell’agenda 2008»

da Roma

Eni ha staccato un assegno da 1,5 miliardi allo Stato. L’assemblea di ieri, che ha approvato il bilancio 2007 chiusosi con un utile netto consolidato di oltre 10 miliardi di euro (+8,6% sull’esercizio precedente), ha deliberato la distribuzione di un dividendo unitario di 1,3 euro per azione. Il saldo, pari a 0,7 euro dopo l’acconto di 60 cents erogato a ottobre, sarà messo in pagamento dal 22 maggio.
Nelle casse del ministero dell’Economia, che detiene il 20,31%, arriveranno pertanto 1,057 miliardi di euro, mentre il 9,999% di Cassa depositi e prestiti frutterà oltre 520 milioni. Scontato, quindi, l’apprezzamento da parte del rappresentante del Tesoro, Mario Stella Richter, che ha messo in rilievo l’ottimo rendimento del dividendo (5,3%) e anche da parte dei rappresentanti dei veri azionisti di maggioranza, i fondi di investimento, che si sono dichiarati soddisfatti della gestione del presidente Roberto Poli e dell’ad Paolo Scaroni. Che ha ricordato come l’attuale livello di remunerazione degli azionisti sia «sostenibile» fino al 2011.
Solo Amber Capital ha espresso riserve sulla decisione di posticipare al 9 giugno l’assemblea per il rinnovo dei vertici. Come ha spiegato Poli ciò consente che l’avvicendamento «avvenga in un clima di stabilità e certezza istituzionale e ci sia la necessaria sintonia con gli azionisti di maggioranza e di minoranza» fermo restando che i rapporti «saranno ottimi anche con il prossimo governo».
Lo snodo fondamentale, tuttavia, è un altro. Dopo un 2007 brillante caratterizzato da acquisizioni per 10 miliardi di euro che hanno contribuito alla crescita degli utili, nel 2008 ci sarà un momento di pausa. «Per ora - ha spiegato Scaroni - non abbiamo nulla nella pipeline ed è improbabile che avvenga qualcosa nel 2008 con l’eccezione di Distrigaz», la società messa in vendita a seguito della fusione tra Gaz de France e Suez. I movimenti in uscita dovrebbero riguardare solo il 50,5% di Acqua Campania per il quale hanno un diritto di prelazione Veolia e Vianini Lavori. Improbabile la cessione delle attività nel settore della chimica sia perché «la dismissione non è in agenda» sia perché il comparto «è costituzionalmente debole» e quindi poco appetibile.
Un punto fermo continuerà a essere rappresentato dalle attività all’estero visto che il tasso di crescita atteso della produzione si attesta al 4,5% annuo fino al 2011. Alla «telenovela» Kashagan, però, si aggiungerà ancora qualche puntata prima dell’avvio della produzione in quanto, ha precisato l’ad, «in questi giorni sono ancora in corso discussioni» sulla governance del consorzio e sul nuovo budget. Occhi puntati anche sull’Irak dove Eni intende partecipare alle gare per asset petroliferi tra giugno e luglio, ma anche a quelle per lo sfruttamento del gas associato nel Sud del Paese. Per quanto riguarda la cessione di asset a Gazprom sulla base dell’accordo di reciprocità riguardante l’acquisto di Arctic Gas e Urengoil, si pensa di concedere ai russi l’11% del giacimento libico di El Feel, salvo ulteriori compensazioni se il valore fosse inferiore ai 350 milioni di dollari previsti dall’intesa.
L’assemblea di Eni ha infine rinnovato l’autorizzazione all’acquisto di azioni proprie per un importo complessivo non superiore ai 7,4 miliardi di euro. Dal settembre 2000 a oggi il buyback del gruppo petrolifero ha raggiunto il 9,32% del capitale per un valore di 6,431 miliardi. «L’annullamento delle azioni - ha concluso Scaroni - è un problema che ci porremo quando supereremo il 10%, oltre il quale non possiamo andare».