Eni, la pace col Venezuela apre le porte dell’Orinoco

Intesa per l’ingresso in un’area con 2,5 miliardi di barili di oli pesanti

da Milano

Eni torna in Venezuela a pochi giorni dall’accordo che ha messo fine al contenzioso che si era aperto con la nazionalizzazione da parte di Caracas del giacimento di Daciòn, che faceva capo al gruppo italiano. Ieri infatti l’amministratore delegato Paolo Scaroni ha firmato un accordo con la società di stato venezuelana Pdvsa per l’esplorazione congiunta di una delle aree più promettenti dell’Orinoco, a circa 550 chilometri da Caracas.
All’interno del blocco operativo di 670 chilometri quadrati, chiamato Junin 5, sono stimate risorse per 2,5 miliardi di barili di idrocarburi pesanti, che richiedono una tecnologia particolare, molto avanzata, per poter essere sfruttati. Nell’area ci sono già una cinquantina di pozzi che hanno confermato la consistenza del giacimento, ora si tratterà di fare tutti gli investimenti per poterlo sfruttare. L’accordo prevede che Pdvsa abbia una quota del 60% ed Eni del 40 per cento.
Gli obiettivi di sviluppo prevedono una prima produzione pilota intorno al 2011 che dovrebbe dare una quantità iniziale di 30mila barili al giorno per arrivare verso il 2014-2015 ai 300mila barili al giorno. Ovviamente all’Eni andrebbe il 40% della quantità prodotta. Per avere un raffronto, oggi la produzione totale giornaliera dell’Eni si aggira su 1,7 milioni di barili al giorno. E bisogna ricordare che proprio in quegli anni dovrebbe entrare a regime anche il giacimento di Kashagan, nel Caspio. Kazakistan e Venezuela rappresentano anche due importanti giacimenti che vanno a rimpiazzare le scorte petrolifere che nel frattempo verranno utilizzate. E, tra l’altro, pur essendo due tipi di idrocarburi molto diversi tra loro, hanno in comune la difficoltà di sfruttamento che richiede due diverse tecnologie sviluppate dal gruppo italiano. In Venezuela, in particolare, verrà utilizzata una tecnologia che permette di convertire completamente gli oli pesanti e i bitumi in prodotti leggeri di qualità senza produrre alcun residuo.
L’ingresso in questo primo blocco apre le porte all’Eni verso altre possibilità, sempre nella zona dell’Orinoco dove c’è il più grande deposito di oli pesanti, valutato in 1300 miliardi di barili. Oggi la produzione nella zona si aggira sui 600mila barili al giorno, solo una frazione delle possibilità reali. I 2,5 miliardi di barili presenti nel blocco oggetto dell’accordo di ieri sono quindi solo una piccola parte di quello che domani potrebbe essere un’intesa che riguarda altri blocchi esplorativi. Nell’area lavorano già numerose compagnie petrolifere, tutte le più grandi, con l’eccezione di ExxonMobil e Conoco che hanno un contenzioso aperto con Caracas. Oltre agli oli pesanti, il Venezuela dispone di riserve petrolifere stimate in 78 miliardi di barili (circa il 6,6% delle riserve mondiali) e 4.700 miliardi di metri cubi di gas (il 2,4% delle riserve mondiali).