Eni, più riserve e produzione nel piano strategico al 2011

da Milano

Il 2007 per l’Eni non è stato un anno facile: l’utile netto è salito a 10 miliardi dai 9,2 del 2006 (+8,6%) grazie soprattutto alla diversa tassazione, mentre la produzione di petrolio è scesa dell’1,9% in seguito alla nazionalizzazione dei pozzi venezuelani (ma un accordo per un rimborso dell’esproprio è stato raggiunto proprio ieri) e alla pesante situazione in Nigeria. Ma è stato anche l’anno della svolta, con una raffica di acquisizioni che daranno i loro frutti nei prossimi anni. La Borsa ha accolto questi dati lasciando il titolo sostanzialmente invariato, in un mercato cedente. Forse anche grazie al dividendo che sale a 1,3 euro per azione.
Il dato globale che più risalta dal piano industriale 2008-2011 è senz’altro l’impegno nello sviluppo dei giacimenti per mantenere non solo invariate le riserve petrolifere, ma anche per incrementare la produzione di idrocarburi del 4,5% annuo, arrivando nel 2011 a 2,05 milioni di barili al giorno con uno scenario Eni di un prezzo del greggio di 55 dollari al barile. Se invece le quotazioni si mantenessero intorno al livello attuale (90 dollari) il tasso di crescita porterebbe ad una produzione di due milioni di barili al giorno, sempre alla stessa data. Quanto al 2008, l’Eni prevede di portare la produzione ad oltre 1,8 milioni di barili al giorno se il prezzo del petrolio dovesse scendere a 64 dollari al barile, diversamente l’incremento sarà più contenuto.
Quella della produzione è un po’ la cartina di tornasole dell’Eni, che ormai da anni sta giocando la sua partita nel settore della ricerca e sviluppo di nuovi giacimenti di petrolio e gas (l’upstream). Il gruppo in un comunicato ha affermato che intende mantenere i livelli di crescita previsti anche oltre i limiti del piano, almeno fino al 2014. «La crescita va vista in un’ottica di lungo periodo - ha detto Scaroni - nei prossimi quattro anni noi vogliamo continuare a svilupparci ad un ritmo superiore alle altre società del settore».
Nel periodo del piano l’Eni investirà quasi 50 miliardi di euro, in aumento del 15% rispetto a quello precedente, anche se una parte di questo aumento sarà assorbita dall’inflazione. Oltre due terzi della spesa andranno a sviluppare le acquisizioni del 2007, che val la pena di ricordare perché danno un’idea delle direttrici su cui si sta muovendo il gruppo: Russia, Alaska, Congo, Angola, Golfo del Messico. A cui si aggiunge la tradizionale area del Nord Africa e il Kazakistan, ancora in fase di sviluppo. Tutto questo però ha un costo: l’indebitamento è passato da 9,5 a 16,3 miliardi, di cui quasi 5 miliardi di aumento nel solo periodo tra il 30 settembre e il 31 dicembre dello scorso anno. L’altro fronte sottolineato da Scaroni è quello del gas: «È stato un anno record nonostante un inverno mite - ha detto - il 40% dei dividendi viene da questo settore».
L’Eni vuol mantenere la sua leadership nel gas in Europa e Scaroni ha affermato di voler soprattutto crescere sugli altri mercati, anche se dal 2010 cadranno gli attuali tetti messi alla presenza del gruppo in Italia. E in questo contesto Scaroni ha confermato l’interesse per Distrigaz, la società belga messa in vendita da Suez: «Siamo nella short list, dovremo presentare un’offerta vincolante entro marzo».
Sempre nel gas l’Eni vuol rafforzarsi nel settore del gas liquefatto che dovrebbe arrivare da Egitto e Nigeria: nel 2011 raggiungerà 15,5 miliardi di metri cubi e 20,2 nel 2014. Dopo quella data dovrebbe partire anche l’impianto in Libia.