Eni punta sull’accoppiata gas-elettricità

da Milano

Eni accelera nel settore dell’elettricità. Il consiglio di amministrazione del «cane a sei zampe» ha approvato ieri il progetto di scissione parziale di EniPower (società che è controllata al 100% dalla capogruppo Eni Spa) in favore di Eni stessa.
L’obiettivo dell’operazione è stato spiegato dal gruppo guidato da Paolo Scaroni in una nota in cui si fa riferimento alla volontà di offrire una cosiddetta «dual-offer» di gas ed elettricità, cioè una bolletta unica per le forniture di luce e gas. La mossa guarda alla prossima apertura del mercato energetico alla clientela indistinta in calendario per il primo luglio. Il consiglio ha anche deliberato il lancio di un prestito obbligazionario per un ammontare complessivo fino a 1,5 miliardi di euro, da emettersi in una o più tranche entro il 30 giugno 2008.
La scissione di EniPower, ha spiegato il gruppo, consiste in pratica nel trasferimento a Eni del ramo di azienda che sovrintende alla commercializzazione di energia, al trading e al risk management. L’operazione è il completamento di un percorso iniziato da tempo visto che Eni gestiva questo tipo di attività dal primo gennaio 2007 grazie a un contratto di affitto. La cessione sottolinea il gruppo, «mira a realizzare un modello di business integrato gas-elettricità». Al mercato sarà proposta un’offerta comprensiva della fornitura sia di gas naturale (attività già svolta da Eni attraverso la Divisione Gas&Power) sia di energia elettrica.
Quanto al bond da 1,5 miliardi di euro, che verrà quotato nella piazza di Lussemburgo, l’emissione ha l’obiettivo di consentire un maggior equilibrio tra l’indebitamento a breve e a medio-lungo termine del gruppo (che ieri è stato uno dei pochi in controtendenza in Borsa finendo per guadagnare lo 0,30%) .
Nella seduta di ieri il consiglio ha adottato anche un paio di decisioni in materia di governance. La prima è stata l’adeguamento della composizione del Comitato per il controllo interno a quanto previsto dal Codice di Autodisciplina che prevede che i Comitati interni del Consiglio siano composti da un numero massimo di quattro componenti (non esecutivi e in maggioranza indipendenti).
Il Comitato per il Controllo Interno risulta pertanto composto da Marco Reboa (presidente), Alberto Clò, Renzo Costi e Pierluigi Scibetta, tutti amministratori non esecutivi e indipendenti. Il Consiglio ha integrato l’organo di Vigilanza previsto dalle norme sulla responsabilità amministrativa con due nuovi componenti esterni: Mario Cattaneo e Giovanni Maria Garegnani.