Eni sbarca in Alaska per esplorare i giacimenti del Nord

L’ad Scaroni: «Operazione strategica»

da Milano

Eni dà il via alle esplorazioni in Alaska. La società ha infatti acquisito dalla compagnia indipendente americana Armstrong Oil & Gas attività esplorative comprendenti 104 blocchi situati nel North Slope, lungo il Barrow Arch, a nord dello stato americano. Le riserve complessive dei blocchi di esplorazione sono stimate in oltre 170 milioni di barili di petrolio, si legge in una nota della società.
«Sono molto soddisfatto di questa importante operazione, che fa seguito alla recente acquisizione dei diritti esplorativi in India ed è in linea con la strategia di espansione in aree ad alto potenziale», ha dichiarato l’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni. «Con l’acquisizione di asset esplorativi in Alaska - ha proseguito Scaroni -, Eni intende mettere a frutto il proprio elevato bagaglio tecnologico e le esperienze maturate in aree caratterizzate da condizioni ambientali e operative complesse come il Caspio o le acque profonde dell’Angola».
I blocchi che esplorerà Eni in Alaska si trovano sia onshore che offshore nel Beaufort Sea e comprendono due giacimenti nella fase di pre-sviluppo e numerosi prospetti esplorativi. Negli Stati Uniti Eni già partecipa a più di 300 licenze esplorative, il 90% delle quali si trova in acque profonde, e in 70 di queste è operatore. La produzione giornaliera nel Paese in quota Eni è di 45mila barili di olio equivalente ed è previsto entro la fine di quest’anno l’avvio della produzione di altri due nuovi giacimenti in acque profonde.
Eni si sta anche rafforzando nel business del gas naturale liquefatto: il primo agosto scorso, infatti, ha firmato con la società americana Sempra il contratto per l’acquisizione di capacità di rigassificazione nel terminale di Cameron, in Louisiana, acquisendo così una capacità di rigassificazione per 6 miliardi di metri cubi all’anno, pari al 40% della capacità totale del terminale.
Le attività esplorative sono da sempre parte essenziale della strategia dell’Eni, ma l’interesse è aumentato in tempi di caro-greggio incalzante, che spinge a cercare nuove possibilità. La società si aspetta in particolare grandi potenzialità dall’India, dove è appena sbarcata. Un mese fa, Eni si è aggiudicata il primo contratto esplorativo, vincendo le licenze per due aree situate nell’onshore del Rajahstan e nelle acque profonde a ovest delle Isole Andamane. Gli altri partner dell’operazione sono l’indiana Ongc (36%) e la britannica Cairn Energy Limited, col 30 per cento.
La notizia dell’acquisizione americana di Eni è stata accolta positivamente dai mercati, tanto che, nella prima parte della giornata borsistica, il titolo Eni ha guadagnato l'1,11% a quota 23,74 euro. Il guadagno non ha però resistito al ribasso che ha coinvolto Piazza Affari dopo l’apertura negativa di Wall Street. Il titolo ha quindi invertito la marcia e iniziato la discesa, «rimangiandosi» i guadagni della mattinata, fino a chiudere la seduta in calo dell’1,28 per cento.