Enna, 13enne trovato morto: forse una vendetta tra coetanei

Era scomparso venerdì a Barrafranca: gli hanno fracassato la testa con un sasso, poi il corpo è stato gettato in una scarpata

Mariateresa Conti

da Barrafranca (Enna)

Doveva incontrare alcuni amici in parrocchia. Ma a quell’appuntamento con un gruppo di ragazzini della sua età lui, Francesco Ferrera, 14 anni il prossimo primo gennaio, non è mai arrivato. Perché con una violenza inaudita gli hanno fracassato il cranio, con ogni probabilità a colpi di pietra o forse con una spranga di ferro, per poi buttarlo in una scarpata. Una lite tra ragazzi, l’ipotesi che in serata ha preso più corpo, dopo che inizialmente si era pensato ad un maniaco, visto che il ragazzino è stato trovato con i pantaloni abbassati. A confermare questa pista il comandante dei carabinieri di Enna, Andrea Bertozzi: «Non escludiamo altre ipotesi - ha dichiarato il militare - ma la lite tra ragazzi come origine del delitto ci sembra la più accreditata». E in serata sono stati ascoltati i fratelli maggiori di un ragazzino che con Francesco aveva avuto qualche giorno fa un diverbio. Quel che comunque è certo, secondo gli investigatori, è che Francesco conosceva il suo carnefice. Come altrettanto certo è che il ragazzino è stato ucciso venerdì, il giorno stesso della scomparsa.
Arriva dal cuore della Sicilia, Barrafranca, minuscolo comune in provincia di Enna, questa tragica storia di infanzia violata. Francesco era un ragazzino tranquillo. Frequentava con profitto la terza media, non aveva amicizie sospette, usciva con i compagni di scuola e con i coetanei dell’oratorio. Insomma, la vita normale di un bambino di 13 anni. Una vita se è possibile ancora più controllata, considerato che Barrafranca è un piccolo paese, in cui tutti si conoscono. Ed invece, Barrafranca ha inghiottito nel nulla il piccolo Francesco.
Tutto comincia venerdì, nel pomeriggio. Francesco è solo in casa. La mamma, Anna Bonomo, è uscita per andare a trovare la nonna; il padre, Giuseppe Ferrera, operatore ecologico, è anche lui fuori; e non c’è nemmeno il fratello Angelo, 20 anni, studente universitario. Il ragazzino studia, finisce i compiti. Quindi, intorno alle 18, si appresta ad andare in parrocchia. Ha un appuntamento con alcuni amici, per alcune iniziative in vista del Natale. Francesco chiama un compagno, Salvatore, invitandolo a fargli compagnia. Ma il ragazzino, inizialmente, dice che non può. Salvatore dopo un po’ ci ripensa, chiama a casa Francesco. Ma non gli risponde nessuno. Sono le 18.30 circa, Francesco Ferrera è già scomparso.
Sono i genitori, intorno alle 19.30, a dare l’allarme. Francesco non è a casa, non ha lasciato - contrariamente alle sue abitudini - un biglietto in cui spiega cosa sta facendo e dove sta andando. E soprattutto è uscito senza portare con sé nulla, né il giubotto né il telefonino cellulare, dal quale non si separava praticamente mai. La denuncia ai carabinieri è immediata. E immediate scattano anche le ricerche. La pista dell’allontanamento volontario viene ritenuta fragile. Sono i familiari ad escluderla. Ma anche gli amici della parrocchia, gli insegnanti, i conoscenti non credono che Francesco sia andato via senza dire perché. L'intero paese si mobilita. La foto di Francesco viene distribuita a tappeto nei negozi, nei bar, agli autisti degli autobus extraurbani. Ma non viene fuori nulla.
Ieri mattina, a cinque chilometri dal paese, la tragica scoperta. Il cadavere del bambino, orribilmente sfigurato, viene trovato in un canalone, sotto la stradina che collega la strada provinciale 12 alla diga Olivo. Francesco è praticamente irriconoscibile. Ma gli abiti - una maglia chiara con il numero 46 sulle spalle, i pantaloni blu della tuta un po’ abbassati - dicono che quei poveri resti sono i suoi. Secondo i carabinieri, Francesco è stato ammazzato in un luogo diverso. Poi sarebbe stato trascinato - sono state rinvenute le tracce di sangue - sino ad un piccolo ponte, e da qui sarebbe stato buttato nella scarpata, finendo nel canalone sottostante. L’autopsia sarà eseguita oggi, ma i rilievi del medico legale hanno accertato che il bambino è morto venerdì, il giorno della scomparsa. Sul posto è intervenuto anche il Ris. Sono state rilevate tracce di sangue sull’asfalto, fazzolettini di carta sporchi e tracce di pneumatici. Ieri si sono susseguiti per tutto il giorno gli interrogatori di parenti e amici. «I maggiori sospetti si sono appuntati su un 13enne che frequentava il doposcuola con mio nipote», dice Angelo Ferrigno, lo zio di Francesco, il quale aggiunge che «nelle mani di Francesco sono stati trovati dei capelli, speriamo sia una traccia utile a trovare l’assassino».