Enna, interrogata anche la madre dei minori sospettati del delitto

Francesco avrebbe svelato che un coetaneo era coinvolto in un giro di pedofilia. Ora il ragazzo è indagato per concorso in omicidio volontario

Mariateresa Conti

da Barrafranca (Enna)

Ore decisive per la soluzione dell’omicidio di Francesco Ferreri, il ragazzino di Barrafranca (Enna) trucidato una settimana fa con quindici colpi alla testa. Il coetaneo di Francesco, il compagno di doposcuola su cui sin dall’inizio ha puntato l’inchiesta, è indagato - lo si è appreso ieri - per concorso in omicidio. Indagati anche il fratello del ragazzino, minorenne pure lui (ha 15 anni), i padrini dei due fratelli e, a quanto sembra, anche la madre.
Secondo gli inquirenti, a vario titolo, tutti e cinque sarebbero coinvolti in questa terribile vicenda, anche solo nel non aver fornito elementi utili alla soluzione, nell’aver protetto i due minori col silenzio. Le bocche, tra gli investigatori, sono cucite. Nessuno vuol parlare prima che si sia definito del tutto il quadro in cui è maturato il delitto. Ieri, per alcune ore, sono stati nuovamente sentiti in caserma i genitori di Francesco, Giuseppe Ferreri e Anna Bonomo. Con ogni probabilità gli inquirenti stanno verificando l’ipotesi principale, quella cioè che il bambino sia stato «punito» perché aveva raccontato a casa il coinvolgimento del compagno di doposcuola in un torbido giro, si ipotizza di pedopornografia. Il fatto che Francesco non abbia subito violenza sessuale - lo ha escluso l’autopsia - non significa però che non potesse essere stato oggetto di qualche approccio. Di qui le verifiche, serrate, sul racconto del bambino e sugli ambienti in cui, suo malgrado, si è trovato invischiato, sino a perdere la sua stessa vita.
Il corpo di Francesco Ferreri è stato trovato domenica scorsa, in un burrone, a cinque chilometri da Barrafranca. Il ragazzino era scomparso il venerdì precedente, all’improvviso, nel tardo pomeriggio. Doveva andare in parrocchia, dove lo aspettavano per le iniziative natalizie. Poi un contrattempo gli aveva fatto cambiare programma. Era infatti uscito da casa, forse attirato in una trappola da qualcuno di cui si fidava, senza prendere nemmeno il giubbotto e il telefono cellulare, dal quale non si separava mai. Da allora il buio. Sino al tragico rinvenimento di domenica mattina.
Intanto, la Provincia di Enna ha già annunciato la decisione di costituirsi parte civile al processo che si terrà contro gli assassini. Lo ha annunciato il presidente, Cataldo Salerno, facendosi interprete dei sentimenti della comunità.