A Enna Sentenza senza precedenti

Cristina per Joseph. Ovvero, in Italia una single diventa mamma adottiva di un bambino africano di sette anni grazie a una dirompente sentenza del tribunale di Caltanissetta che scardina la serratura blindata delle adozioni internazionali dedicate solo alle coppie sposate. Chi non ha un partner può gioire per questa vittoria giudiziaria. E sperare di poter dare felicità ad un orfanello senza rendere conto del proprio stato civile. Già, perchè ormai sembra evidente che i giudici vogliono demolire a suon di sentenze un principio di diritto che sta stretto a molti.
Ad aprire il varco a favore dei single, lo ricordiamo, è stata la Cassazione che nel febbraio scorso aveva convalidato ad una signora di Genova l’adozione fatta all’estero della sua bambina russa nonostante fosse single. Ma si trattava di una convalida non pienamente legittimante, che richiedeva la presenza di un tutore per le decisioni importanti. Questa volta, invece, i magistrati hanno osato di più. E hanno attribuito la piena tutela a Cristina, pediatra single di Enna su Joseph. Il tribunale dei minori di Caltanissetta, infatti, ha recepito la sentenza a lei favorevole emessa da un tribunale dello Zambia e che riconosce la donna come madre adottiva di Joseph. La gioia della professionista traspare dalla foto scattata assieme al figlio e pubblicata su Facebook. Sorride soddisfatta perché ha vinto la sua battaglia dopo tre anni di lotte contro la burocrazia e le ferree regole che blindano le adozioni internazionali nel nostro Paese. Ora è mamma a pieno titolo. Ma tecnicamente, come mai dei giudici civili hanno osato sfidare il vuoto legislativo in fatto di adozioni ai single? Forse sostenuti dalle valutazioni della Cassazione che aveva scritto due cose importanti: primo, la Convenzione di Strasburgo sui fanciulli del 1967 non vieta la possibilità di adozione per i single; secondo, la Corte suggerisce al legislatore di ampliare l'adozione del minori da parte di una singola persona se ci sono «particolari circostanze» che lo consentono. E i giudici di merito evidentemente hanno rilevato queste «particolari circostanze» visto che Cristina è una donna impegnata in azioni umanitarie e il legame con Joseph è nato nello Zambia. Ma queste valutazioni, anche se eccezionali e commoventi, non convinceranno di certo chi si è sempre dichiarato contro l'adozione da parte dei single. A cominciare da Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, secondo il quale nei procedimenti di adozione «in linea generale, la priorità è il bene del bambino, che esige un padre e una madre». Carlo Giovanardi è meno diplomatico. «È il solito uso dei magistrati che vogliono fare i legislatori - sbotta il sottosegretario alla Presidenza del consiglio - ma la legge sulle adozioni è stata approvata all’unanimità dal Parlamento ed è destinata alle coppie sposate nell'interesse del minore». C'è un altro ostacolo. «Noi abbiamo in Italia migliaia di coppie italiane in attesa da anni. Ora, se alla lista si aggiungono anche i single non se ne esce più, diventa una battaglia ideologica: il nostro Paese ottiene 4000 bambini in adozione perché noi garantiamo regole ferree e molto affidabili, tra cui la presenza di un papà e di una mamma». Ma Cristina trova anche dei sostenitori nonostante il solleone agostano. Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia, rete per i diritti civili, sollecita il nostro Paese a cambiare la legge sulle adozioni. «Sappiamo come in Italia la legge produca concretamente l'assurdo che vi sono più famiglie disposte all'adozione che bambini adottabili. Allo stesso tempo ancora troppi minori rimangono comunque affidati ai servizi. Questo avviene perché una legge, ispirata giustamente a una puntuale attenzione ai diritti dei bambini, non è adeguata ai tempi, e negli effetti non riesce a risolvere i casi di adozione dei minori pre-adolescenti e adolescenti».