Ennesima promessa del Viminale: controlli anti-ultrà in autostrada

L’Osservatorio sulla sicurezza: «Sì alla tessera del tifoso»

Tutto già detto, ma mai attuato. Insomma, le solite promesse: «più controlli», «tolleranza zero verso i violenti», «no alle trasferte organizzate». Chiacchiere. Rilanciate da una new entry: la «tessera del tifoso». Di che si tratta? Una specie di attestato di buona condotta, senza il quale non si potrà entrare negli stadi. Una «tessera» rilasciata da chi e in base a quali caratteristiche? Mistero. Un enigma che la dice lunga sul grado di serietà dell’intera «operazione sicurezza».
L’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, riunitosi ieri al Viminale, anche questa volta non va oltre le formule effetto-proclama. E la consueta spruzzata di burocratese: «Il Piano operativo di sicurezza per il transito delle tifoserie sulla rete autostradale, verrà incrementato con maggiore e più puntuale scambio informativo nonché con l’incremento di sistemi di sorveglianza e sicurezza passiva». Traduzione: più pattuglie e telecamere lungo le arterie che possono rappresentare incroci pericolosi tra gli hooligans di casa nostra pronti a darsele di santa ragione. O peggio.
A 48 ore dalla morte di Matteo Bagnaresi, l’Osservatorio ha deciso inoltre che «sarà accelerato il progetto già avviato della “carta del tifoso”, ovvero una scheda personale con la quale si accetta di farsi riconoscere per poter acquistare il biglietto». Proseguiranno poi gli incontri con i club ultrà, «prevedendo che la vendita dei biglietti avvenga con maggior rigore per quei gruppi che non hanno ancora manifestato un’adeguata maturità sportiva, limitandone la trasferta».
Ma ciò che lascia più perplessi è - oltre alla fumosità delle nuove norme anti-violenza - l’ottimismo con il quale l’Osservatorio valuta il lavoro svolto finora: «Le strategie fin qui adottate si sono dimostrate efficaci per aver registrato una sensibile diminuzione di tutti i dati relativi alla violenza nel mondo del calcio». «Strategie efficaci»? Peccato che 9 stadi su 10 restino fuorilegge, che i controlli ai tornelli siano un bluff e che non poche società continuino a finanziare i teppisti.
Intanto l’ennesimo appello dell’Associazione nazionale funzionari di polizia (Anfp) rimane inascoltato: «È necessario vietare fino al termine dei vari campionati di calcio, comprese le serie minori, qualsiasi trasferta di tifosi. Soggetti che non perdono occasione per mostrare tutta la loro stupidità ed aggressività, le cui nefaste conseguenze sono sotto gli occhi di tutti». Anche nel caso dell’ultrà morto domenica, è infatti evidente come la tragedia sia stata l’effetto del clima di tensione tra i sostenitori del Parma e quelli della Juve.
I sindacati di polizia sono per la linea dura: «Per gli ultrà più violenti bisogna elevare sensibilmente il periodo di validità di divieto di accedere alla manifestazioni sportive». Magari prevedendo che chi non rispetta il divieto, finisca subito in carcere. E ci resti un bel po’. Poi, una volta fuori, stadio proibito. Per sempre.