Ennesima spallata alle fantasie sul suo presunto antisemitismo

Dalle proteste dopo la «giornata del boicottaggio» nazista del ’33 all’accoglimento nei conventi

Il documento inedito che dimostra l’interessamento di Pacelli di fronte a una legge discriminatoria nei confronti degli ebrei non è l’unico emerso in questi ultimi anni. Nel 2003, dopo l’apertura anticipata dei fondi dell’Archivio segreto vaticano relativi ai rapporti con la Germania sotto il pontificato di Papa Ratti, fu il Giornale a rendere noto un dispaccio datato 4 aprile 1933 – cioè appena tre giorni dopo la «giornata del boicottaggio» contro i negozi e le attività ebraiche messa in atto nella Germania nazista, e prima ancora che il Terzo Reich promulgasse le leggi razziali – con il quale l’allora cardinale Pacelli chiedeva al nunzio a Berlino di intervenire in favore degli ebrei, facendo riferimento alla «universale missione di pace e di carità verso tutti gli uomini, a qualsiasi condizione sociale o religione appartengano».
Più volte, da Papa, in pubblici discorsi, Pio XII lancerà messaggi precisi alla Chiesa e ai cattolici per favorire l’aiuto ai perseguitati. Come a esempio nel dicembre 1940, quando dirà: «È di conforto per noi l’essere stati in grado di consolare, con l’assistenza morale e spirituale dei nostri rappresentanti e con l’obolo dei nostri sussidi, ingente numero di profughi, di espatriati, di emigrati, anche fra quelli di stirpe semitica». E nel 1943, dopo l’arrivo a Roma delle truppe tedesche e la tremenda razzia del ghetto avvenuta il 16 ottobre, il Papa darà ordine di accogliere gli ebrei nei conventi dispensando i religiosi dagli obblighi della clausura. Al Museo della Liberazione di via Tasso, a Roma, c’è una pergamena che ricorda le 155 case religiose che ospitarono 4.447 ebrei salvati così dalla deportazione e dallo sterminio.
L’allora rabbino capo di Roma, Elio Toaff, nel giugno 1964, dopo le polemiche sollevate dal dramma Il Vicario di Rolf Hochhuth, dichiarò all’Osservatore Romano: «Quanto è stato fatto dal clero, dagli istituti religiosi e dalle associazioni cattoliche per proteggere i perseguitati non può essere avvenuto che con la espressa approvazione di Pio XII». Mentre il console onorario d’Israele a Milano, già appartenente alla Brigata ebraica degli Alleati, Pinchas Lapide, ha scritto: «La Chiesa cattolica, sotto il papato di Pio XII fu lo strumento di salvezza di almeno 700mila ma forse anche di 860mila ebrei che dovevano morire per mano nazista».