Ennesimo strappo su scalone e minime Ultimatum dei sindacati a Palazzo Chigi

La Cgil: &quot;Finora proposte inadeguate. Diciamo sì ai 58 anni, agli incentivi e a una verifica dopo tre anni. Ma ora tocca a Prodi parlare&quot;. L’imbarazzo del ministro del Lavoro<br />

Roma - I sindacati respingono la proposta del governo sulla distribuzione degli aumenti alle pensioni più basse, definendola «inadeguata». E se non si riesce a raggiungere un’intesa sull’aumento delle pensioni minime - cioè un provvedimento di pura spesa - figuriamoci se si troverà un compromesso sullo «scalone». Insomma, la trattativa è al palo. E la sensazione che si coglie in ambienti sindacali è che il governo stia tentando la carta del rinvio al dopo-estate per trattare con la pistola in mano e il colpo in canna. La riforma Maroni, che prevede l’innalzamento dal 57 a 60 anni dell’età per il pensionamento anticipato, scatta infatti il 1º gennaio 2008.

Ieri, al termine del direttivo della Cgil, il segretario Guglielmo Epifani ha lanciato al governo una sorta di ultimatum: «Noi siamo d’accordo sui 58 anni, gli incentivi alla permanenza al lavoro e la verifica dei risultati dopo tre anni: è la proposta migliore, ora il governo deve esprimersi in proposito». Insomma, Epifani lancia la palla nel campo governativo e attende una risposta ricordando che, comunque, l’eventuale intesa dovrà essere sottoposta al voto dei lavoratori. Secondo la Cgil, il negoziato con il governo deve comprendere, oltre alle pensioni, la revisione del mercato del lavoro e le politiche a favore dei giovani. «Adesso - intima Epifani - tocca a Prodi parlare».

Permane tuttavia il dissenso all’interno della confederazione. Per il segretario dei metalmeccanici della Fiom, Gianni Rinaldini, la proposta di portare l’età pensionabile a 58 anni è «inaccettabile: io sono fermo ai 57 anni più gli incentivi», dice. Rinaldini ricorda che al direttivo della Cgil non c’è stata alcuna votazione in proposito, e che «il confronto con il governo si rivela sempre più complicato». Soltanto la Cisl, con il segretario Raffaele Bonanni, pensa che l’intesa sulle pensioni sia a portata di mano.

La palla passa all’esecutivo, che però ha pochi argomenti da spendere. «Ci auguriamo di arrivare entro l’estate all’accordo», azzarda il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, che però continua a far conto sui 2,5 miliardi del tesoretto che sono stati già impegnati altrove, in particolare per l’aumento delle pensioni più basse (900 milioni per il 2007 e 1,3 miliardi nel 2008). Non solo. Damiano ricorda che gran parte delle ipotetiche risorse deve essere destinata «alla tutela del lavoro, e agli amortizzatori sociali».

Dunque, nessuna novità sullo «scalone» mentre si sta rivelando più difficile del previsto anche una trattativa che sembrava ormai acquisita, quella sugli aumenti delle pensioni basse. I sindacati hanno detto «no» alla proposta del governo che prevede una rivalutazione delle pensioni sociali, e stabilisce in 70 anni l’età per poter godere degli aumenti nel caso delle pensioni che derivano da contributi. In totale, la platea sarebbe pari a 3 milioni e 800mila pensionati, rispetto a una previsione iniziale che variava fra 2 milioni e mezzo e 3 milioni di pensionati. Per i sindacati si tratta di un numero eccessivo: gli aumenti, in questo caso, sarebbero poco avvertibili. In origine, i pensionati «sociali», che non hanno pagato contributi, avrebbero dovuto essere esclusi dagli aumenti. Un nuovo incontro fra governo e sindacati avrà luogo domani. «Il governo deve cambiare la proposta», afferma il segretario confederale Cgil Morena Piccinini.
Per la prima volta, intanto, il governo quantifica il numero degli «esuberi» che verrebbe determinato dalla fusione degli enti previdenziali nel cosiddetto Super-Inps. Una volta realizzata, la fusione porterebbe, secondo il ministro per i Rapporti col Parlamento Giulio Santagata, esuberi per circa 7 mila dipendenti, con un risparmio a regime di 1,8-1,9 miliardi di euro in spese generali.