Enrico Albareto, il manager di cui Genova avrebbe bisogno

Il padre di Elsag ricordato in un volume della Fondazione Ansaldo

(...) presidente dell’Associazione genovese. Se devo dirla tutta, ho capito meno i motivi per cui questa candidatura viene osteggiata in ogni modo da una parte degli associati. Posizione assolutamente legittima, ci mancherebbe altro, che però meriterebbe motivazioni più serie di quelle girate lo scorso anno («Non è giusto non votare Bisagno perchè a nessun presidente è stato negato il secondo mandato») o quelle di girate in questi giorni: «Malacalza è appoggiato da Garrone e Duccio non mi è simpatico».
Credo che posizioni di questo tipo non facciano onore nemmeno a chi le sostiene, nè aiutino la candidatura di Giovanni Calvini. Che - ricordiamolo - non si candida in quanto espressione dei giovani industriali, ma che si candida in quanto giovane industriale. A volte, le sfumature sono importanti.
Ribadisco: la candidatura del giovane Calvini (non dei giovani) non è la mia, ma è legittima e degna, così come è ottima la sua storia imprenditoriale di commercializzazione della frutta secca. È uno serio, Calvini.
Confesso che sono stato felice, l’altro giorno, incontrandomi con il presidente uscente in una bella puntata di Genova allo specchio di Franca Brignola, su Telegenova, di scambiare opinioni. Non condivido mille cose di Marco Bisagno e l’ho sempre scritto su queste pagine, senza risparmiargli mai nulla. Ma scoprire di condividere alcune idee forti sul futuro della città (non di Confindustria), mi fa piacere. Mi arricchisce. Spero anche lui.
In tutto questo, però, resta il problema centrale di cui parlavo l’altro giorno. È incredibile che stiamo qui a raccontare di litigi fra industriali, in questo momento storico e finanziario, mentre il mondo attorno a noi crolla. Sarebbe il momento di fare fronte comune e, invece, avviene l’esatto contrario. A volte dipende anche dalle persone, dai caratteri.
Ci vorrebbe uno scarto. Ci vorrebbe, ad esempio, un Enrico Albareto. Albareto, che è stato l’inventore della Elsag, è forse la fotografia di quello che servirebbe all’industria genovese. Proprio oggi viene presentato il libro di Filippo Foschini «Manager gentiluomo-Vita di Enrico Albareto» e primo volume della nuova collana della Fondazione Ansaldo, ottima intuizione del gran capo di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini, dedicata ad alcuni personaggi cruciali nella storia dello sviluppo industriale e tecnologico del nostro Paese e, in particolare, di quelle legate alla galassia Finmeccanica. Un progetto organico che, in collaborazione con la De Agostini, porterà ad approfondire il discorso fra impresa e cultura.
Ecco, non è un caso che si inizi proprio da Albareto. Perchè - se è vero che dal racconto di Foschini emerge quasi un santino del manger Elsag, descritto con più tenerezza che se si parlasse di Madre Teresa - è anche vero che il libro di Foschini è un buon libro. Con un paio di refusi che un paladino della qualità totale in azienda come Albareto avrebbe segnato a matita. Ma, per l’appunto, sono solo peccati veniali.
Foschini racconta un personaggio pieno di umanità, ruvido di timidezza, innamorato della Elsag e del suo lavoro, mandrogno di Molare, anzi di Madonna delle Rocche, ma genovesissimo. Più di tanti genovesi. Contadino di origine e poi studente al Doria e poi vicino al cardinale Siri e poi mai compromesso con la politica e poi instancabile. Albareto era quello che prenotava sempre la cena anche per gli autisti. Era quello che amava a tal punto il suo lavoro da rimuovere ogni orologio biologico suo e della sua affezionatissima segretaria Rosalba Guernaccini. Era quello che vendeva ai suoi clienti prima il problema (magari un problema che non sapevano di avere) e poi la soluzione. Era quello capace di diversificare con intuizioni geniali che solo i grandi imprenditori sanno avere. Era quello che nasce ingegnere, ma che ha la straordinaria capacità di diventare manager. Studiando. Era quello che ha delle intuizioni geniali che non consistono nel gestire l’esistente, ma nel costruire e cercare sempre novità, da Postel ai «diritti d’autore» sui prodotti Elsag.
Enrico Albareto era un Imprenditore, faceva impresa. Davvero «manager gentiluomo». Senza che la definizione sembrasse un ossimoro. Allora.