Enrico Baj a Loano in ventiquattro totem

Restauri e riqualificazioni. Il completamento del porto, un lungomare scandito da fontane d'autore e una mostra dedicata a Enrico Baj. Accade a Loano, ove la tradizionale vocazione turistica ha sposato il contemporaneo all'insegna del motto «luoghi d'arte e di quotidianità», che idealmente richiama i fasti della famiglia Doria, impegnata, già nel lontano '500, ad abbellire lo spazio urbano con fontane di ogni foggia e misura. Oggi, invece, sono concepite da artisti contemporanei, da Ugo Nespolo a Bruno Chersicla a Walter Valentini cui si aggiunge, dal 15 aprile, la «Fontana delle ore» di Sandro Lorenzini. Ventiquattro totem, che evocano la storia di Loano, da cui esce uno zampillo d'acqua allo scadere di ogni ora.
Nel frattempo molti, tra habitué e turisti, fanno tappa a Palazzo Doria. Come ogni anno, torna puntuale la rassegna «Arte a Palazzo Doria», giunta alla sesta edizione dopo le mostre di Tadini, Adami, Nespolo, Valentini e Tilson. Per il 2007, un omaggio all'opera degli anni '60 e '70 di Enrico Baj (1924-2003). Fondatore, insieme a Dangelo e Colombo, del Movimento Nucleare nel '51, Baj si avvicina a varie correnti e collabora con molti artisti, da Fontana a Manzoni, da Duchamp a Ernst, da Jorn - con cui crea il Mouvement International pour une Bauhaus imaginiste - a Klein. Scrive libri e manifesti, sperimenta pittura, incisione, scultura e ceramica rivelando, in ogni campo, una creatività dirompente.
L'esposizione a Loano (fino al 2 giugno 2007) curata da Sandro Barbagallo e Gian Pietro Menzani, gravita intorno ad una grande opera del 1972, «I funerali dell'anarchico Pinelli», che come «Guernica» di Picasso (la cui visione è un punto di svolta per Baj) è esposta nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano. Ma l'inaugurazione della mostra, fissata per il 17 maggio del '72, non avrà mai luogo: in quello stesso giorno viene ucciso il commissario Luigi Calabresi. Ed ecco che in un'unica opera, già emblematica, si condensano altri echi e avvenimenti significativi.
«I funerali dell'anarchico Pinelli» - vicino ad altre due opere, di grande formato e simile ispirazione, «Nixon Parade» e «Apocalisse» - esula la propria dimensione fisica conquistando spazio e respiro tra sagome ritagliate, assemblaggi di pannelli di legno e passamanerie. A narrare la genesi di questo immenso ambiente (lungo dieci metri, alto tre metri e mezzo e profondo due metri e mezzo) i disegni preparatori, cui fanno da contrappunto una selezione di altri lavori, da «Meccano A/34», scultura del '65, a «Parade», che come le altre è realizzata su stoffa. Le opere in mostra danno quindi corpo a un puntuale excursus sull'opera di Baj, mettendone in luce la vena giocosa ed ironica, l'impegno civile, la critica ferrata a una contemporaneità soggiogata dalla tecnologia e dall'apparire e, soprattutto, l'instancabile desiderio di sperimentazione.