Enrique de Almazora e Domingo de Alboraya

Enrique de Almazora era un frate cappuccino spagnolo di ventitré anni che nel 1936 incappò nella persecuzione scatenatasi in contemporanea con la guerra civile. Aveva emesso i voti perpetui solo l’anno prima. Come i suoi confratelli, aveva dovuto abbandonare il convento di Orihuela e tornare a casa, dai genitori, ad Almazora. Ma i miliziani rastrellarono tutto il paese e presero anche lui. Lo chiusero in carcere insieme a un gruppo di laici cattolici. Una notte li fecero uscire tutti e li scortarono lungo la strada verso Castellón de la Plana. In una località chiamata La Pedrera li fecero fermare e li fucilarono. Padre Domingo de Alboraya si chiamava Agustín Hurtado Soler, aveva sessantaquattro anni ed era nato ad Alboraya, in quel di Valencia. Dopo gli studi filosofici entrò nell’appena fondata congregazione dei Terziari Cappuccini e fu uno dei primi a pronunciare i voti nelle mani del fondatore, il b. Luís Amigó. Insieme al saio prese il nome religioso di fratel Domingo de Alboraya (i francescani, di qualunque ramo, da sempre vengono indicati col luogo di provenienza). Nel 1896 fu ordinato sacerdote. Si mise a studiare musica e divenne un provetto compositore. Ma soprattutto, come molti dei suoi confratelli, si dedicò al recupero dei giovani nelle case di correzione. Era proprio nella Escuela de Reforma di Madrid quando cominciò la «matanza de los frailes», l’eccidio dei frati. Trovò rifugio a casa di un giovane che, dopo essere stato in riformatorio, grazie a lui era riuscito a diventare avvocato. Ma i rojos lo scovarono e lo fecero fuori. www.rinocammilleri.it