Enti locali e derivati: "Una bomba a orologeria"

L'ennesimo allarme della Corte dei Conti sull'eccessivo ricorso a strumenti finanziari complessi. Nell'ultimo anno e mezzo 24 filoni di indagine della Guardia di Finanza a carico di amministratori pubblici. Il record di indebitamento al Comune di Napoli: 2 miliardi

L'ennesimo allarme: «occorre circoscrivere e arginare gli effetti devastanti del fenomeno con tutti i mezzi di cui si dispone». Non si parla di incendi nei boschi, però a essere bruciati sono i soldi degli enti locali italiani. La Corte dei Conti mette nero su bianco le osservazioni sul ricorso delle amministrazioni locali ai derivati finanziari, una «bomba finanziaria a orologeria innescata dal ricorso sconsiderato a tali strumenti».
La Corte stessa ricorda come la legge, a fine 2001, «consentì alle Amministrazioni locali di fare ricorso, tra l'altro, agli strumenti finanziari derivati per la copertura dei rischi connessi all'accesso al mercato dei capitali». Tuttavia i magistrati contabili aggiungono: «la norma tendeva a rendere sostenibile l'onere delle obbligazioni contratte, ponendo nella disponibilità degli enti territoriali i nuovi strumenti finanziari». Invece i successivi interventi del legislatore non hanno «impedito l'emersione, su base locale, di politiche speculative determinate dall'intento di ottenere immediati vantaggi in termini di liquidità con pregiudizio degli equilibri futuri». «Ne è conseguito il profilarsi di enormi danni a carico del bilancio degli enti».
Secondo la relazione sul Rendiconto generale dello Stato, infatti, il fenomeno «ha introdotto, nella finanza locale, fattori di squilibrio, riversando di fatto sulle generazioni future il peso di operazioni non adeguatamente vagliate nelle loro effettive conseguenze». Insomma, il grande fardello per i contribuenti di domani.
Da sottolineare, inoltre, che la Guardia di Finanza ha attivato nell'ultimo anno e mezzo 24 filoni di indagine sull'utilizzo di prodotti derivati da parte di enti locali e società a partecipazione pubblica. I rappresentanti Gdf hanno riferito di recente in commissione Finanze del Senato. Riunione tecnica in cui è stato evidenziato il dati: 44 enti territoriali risultano aver stipulato contratti derivati per un valore nozionale di 9 miliardi di euro. Nel dettaglio, 16 investigazioni di polizia giudiziaria sono state aperte per ipotesi di truffa, appropriazione indebita e falso, presso le Procure della Repubblica di Roma (3), Milano (2), Torino, Verona, Asti, Como, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Brindisi, Ragusa e Messina. Altre 8 riguardano accertamenti in materia di spesa pubblica delegati dalle Procure regionali della Corte dei Conti del Lazio (2), Veneto (2), Puglia, Umbria, Abruzzo e Piemonte. Unico comune denominatore delle inchieste, da nord a sud, l'accertamento di eventuali responsabilità per danni erariali da parte di funzionari ed amministratori locali.
Le Fiamme gialle confermano infine che 16 delle 24 inchieste hanno come destinatari 44 enti territoriali (2 regioni, 1 provincia, 9 comuni capoluogo e 32 non capoluogo) ed una società pubblica (si tratta del dossier Poste Italiane). Il valore maggiore d'indebitamento spetta al Comune di Napoli (2,1 miliardi), seguito dalla Regione Piemonte e dal Comune di Torino (complessivamente 2 miliardi). Solo per Poste Italiane, poi, il valore dei contratti ammonta a 77 milioni di euro.