Enti locali con le mani bucate: in un anno spese cresciute del 7,4%

L’amministrazione centrale dello Stato è invece riuscita a contenere l’aumento delle uscite al 3,3 per cento

da Roma

Da qualche tempo non c’è studio o analisi delle finanze pubbliche che non arrivi alla stessa conclusione: la spesa dell’amministrazione centrale dello Stato sta progressivamente rallentando la sua corsa, mentre quella di Regioni, Province e Comuni, si espande con un ritmo sempre più preoccupante. Lo sa il ministero dell’Economia che ha sott’occhio - tramite la Ragioneria dello Stato - il flusso delle spese e che conta di trovare un po’ di risore per la copertura della Finanziaria proprio da una frenata di questa corsa. E lo sa la Corte dei conti che nell’ultimo Rendiconto ha dedicato un corposo capitolo della relazione alla finanza locale rilevando - parole del procuratore generale Vincenzo Apicella - «una notevole differenziazione tra l’andamento della spesa statale, in netta diminuzione, e quella delle Regioni, Province e Comuni, in forte ascesa».
I dati dei magistrati contabili, riferiti al 2004, lasciano poco spazio ai dubbi. Se l’amministrazione centrale dello Stato è riuscita a contenere l’aumento della spesa al 3,3 per cento (solo un punto in più rispetto al 2003) nei governi locali la variazione supera il 7,4 per cento contro il 3,6 per cento del 2003. In euro, le uscite correnti complessive delle amministrazioni locali (quindi escludendo gli investimenti), nel 2004 sono ammontate a 171 miliardi di euro, contro i 159 del 2003 e i 153 del 2002. A questo boom della spesa ha fatto fronte quasi esclusivamente lo Stato, tanto che i trasferimenti dall’amministrazione centrale a quella periferica sono cresciuti in un anno dell’11 per cento: da 61 a 68 miliardi di euro, a fronte di una sostanziale stabilità degli anni precedenti.
L’aumento della spesa e dei trasferimenti statali è quindi superiore - più del doppio - rispetto al taglio contenuto nella bozza della Finanziaria che oggi andrà al Consiglio dei ministri. Governatori, sindaci e presidenti di Provincia sono da martedì notte sul piede di guerra. Il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani sostiene che dalla manovra arriverà «un colpo insostenibile alle autonomie locali», gravate da nuovi compiti e ancora non sostenute da imposte proprie.
Da tempo il governo sta monitorando il costo del lavoro dei dipendenti pubblici degli enti locali. A fronte di una spesa inferiore alla media per Comuni e Province, spesso i dipendenti delle Regioni guadagnano in media più di tutti gli altri statali. Anche in questo caso la spesa cresce senza soluzione di continuità. I redditi da lavoro dipendente di Regioni, Province e Comuni - sempre secondo la Corte dei conti - nel 2004 è cresciuta del dieci per cento dopo la firma di alcuni rinnovi contrattuali. Dai 58 miliardi del 2003 si è passati ai 64 del 2004.
In crescita anche gli acquisti di beni e servizi da privati (soprattutto convenzioni sanitarie e farmaci), più 7 per cento, e i consumi intermedi, più 5,5 per cento a fronte di un calo del 13,5 per cento dell’amministrazione centrale dello Stato.
La Finanziaria non limiterà la spesa per l’assistenza sociale, così come quella per gli investimenti di iniziativa di Regioni ed enti locali. Che negli anni del governo Berlusconi è già cresciuta notevolmente. Nel 2004 l’aumento delle spese in conto capitale è stato infatti del 9,7 per cento, più del doppio rispetto ai due anni precedenti quando si registrò una crescita media del 4,5 per cento.