Enti locali senza potere: «Un calmiere? Impossibile»

Predolin: «Noi non abbiamo strumenti per intervenire»

Enrico Lagattolla

Le mani legate. La realtà delle cose è che nel labirinto dei cambia valuta nemmeno le istituzioni locali hanno gli strumenti per intervenire. Vacatio legis, la chiave di tutto. Mancanza di norme che impediscono a Regione, Provincia e Comune di mettere mano al groviglio di spese e commissioni che vengono applicate nelle agenzie private, e che arrivano a sfiorare il 18 per cento, quando nelle banche e negli uffici postali non si superano i 2,58 euro di spese fisse, e l’1,5 per cento di commissione. Il tutto, a danno evidente dei consumatori.
Difficile, ad esempio, applicare un «calmiere». «È una situazione complessa, ci troviamo di fronte a un meccanismo fuori controllo». L’assessore al Commercio del Comune di Milano Roberto Predolin lo ammette: «Non abbiamo strumenti per intervenire. È un problema serio su cui l’amministrazione comunale però può fare poco o niente». A mancare sono proprio gli strumenti legislativi. «Noi siamo al massimo degli esecutori, possiamo far rispettare le leggi che esistono, ma se le leggi non ci sono diventa inutile, ad esempio, mandare i vigili negli uffici cambi a controllare se le commissioni sono troppo alte».
Lo stesso discorso arriva dagli uffici della Regione e della Provincia. E se l’assessore al Commercio della Lombardia Franco Nicoli Cristiani parla di «un tema che è necessario approfondire, e lo faremo sicuramente nei prossimi giorni», da Palazzo Isimbardi l’assessore ai Diritti dei cittadini e alla tutela dei consumatori Raffaella Corso ribadisce il fatto che «manca una legge che ci consenta di intervenire». «Quello che possiamo fare - aggiunge Corso - è operare attraverso un’azione di tipo politico, che denunci tutti gli eccessi del settore e che sensibilizzi l’opinione pubblica, nell’ambito di un programma per la difesa dei diritti dei consumatori». Anche per questo, annuncia che la questione verrà affrontata al tavolo che sarà istituito nei prossimi giorni presso la Camera di Commercio, «e a cui parteciperanno anche le associazioni dei consumatori, oltre all’Associazione delle banche italiane». E comunque, «bisognerebbe fare pressioni sulla Banca d’Italia, che ha gli strumenti per prendere provvedimenti, o aspettare che una soluzione venga indicata dal governo». A quel punto, con una legge nazionale che regolamenti il settore, «avremo la possibilità di fare la nostra parte, mettendo fine a una situazione di disordine».