Enti pubblici, poltronificio da 600 nomine

da Roma

Il liberal Daniele Capezzone ha invitato il centrodestra a fare attenzione «alla campagna acquisti che Prodi potrebbe scatenare in queste ore» ricordando che sono previste «600 nomine negli enti pubblici». L’azzurro Raffaele Fitto ha osservato che «l’accanimento terapeutico ha un unico scopo: sopravvivere fino alla scadenza dei principali consigli di amministrazione (Eni, Enel ecc.) per ridistribuire poltrone».
Forse non saranno proprio 600 posti, ma gli interessi in gioco sono molto alti. A partire proprio dai principali enti previdenziali (Inps, Inail, Inpdap) che in base al protocollo sul welfare dovrebbero essere accorpati per conseguire un risparmio di spesa. Come ha sottolineato l’esperto Giuliano Cazzola sul Giornale lunedì scorso, l’idea che si sta facendo largo è quella di commissariare la super-Inps con il presidente della commissione Lavoro del Senato, Tiziano Treu) nominando subcommissari i direttori generali dei tre enti accorpati. E soprattutto liberando uno scranno importante a Palazzo Madama, magari a favore di Rifondazione.
Si tratta di tre enti che movimentano ogni anno 500 miliardi di euro tra entrate e uscite. Ma è chiaro che la partita principale si giocherà sulle aziende controllate dallo Stato. Il settore energetico interesserà i movimenti principali. Sono in scadenza, infatti, i cda di Eni, Enel e Terna. I manager delle tre società: Paolo Scaroni, Fulvio Conti e Flavio Cattaneo hanno conseguito ottimi risultati e il mercato è favorevole a una loro riconferma. Ma l’emergenza politica potrebbe determinare spostamenti più rilevanti rispetto alle presidenze e ai singoli consiglieri.
Lo stesso discorso vale per Poste Italiane dove l’amministratore delegato Massimo Sarmi difficilmente otterrà una riconferma. Giovanni Ialongo (Ipost) è uno dei principali candidati. A Finmeccanica, invece, più che le poltrone sono in ballo le deleghe e il governo ovviamente dovrà giocare la propria parte. In estate, poi, dovrà essere nominato il nuovo consiglio di amministrazione Rai con conseguente valzer di cadreghini nei posti chiave della tv pubblica. Né bisogna dimenticare altre aziende come Tirrenia e come Alitalia. In quest’ultimo caso, la cessione ad Air France-Klm potrebbe spianare la strada a un ex-Iri come Francesco Mengozzi.
Allo stesso modo, un banchiere molto vicino al premier come Claudio Costamagna potrebbe essere uno dei protagonisti. Quel che più conta, tuttavia, è proprio l’ampio margine di manovra che potrebbe assicurare la sopravvivenza della maggioranza di centrosinistra. Al di là di tutti i contrasti. Perché il «nominificio» vale molto più di una crisi.