Entra in albergo armato di forbici Per fuggire sequestra una donna

Ieri, mentre lo accompagnavano in carcere a San Vittore, non la smetteva un attimo di lamentarsi e minacciare. «Non potete farmi niente, io sono un cittadino libero...Anzi: non sapete neanche chi sono veramente: e se facessi il terrorista?»
«In realtà l’unica cosa certa che sappiamo di lui è che ha 42 anni, è residente a Frosinone, fino a qualche mese fa lavorava a Bruxelles come impiegato bancario, non ha mai avuto problemi psichici, di droga o di alcol. Improvvisamente in Belgio ha perso il lavoro ed è venuto qui a Milano. Dove non ci risulta abbia nemmeno un posto dove dormire. Tuttavia l’altra sera è stato denunciato dal titolare di un ristorante da dove se n’era andato senza pagare il conto: 170 euro...Mica poco».
Chi parla è il dirigente del commissariato Sempione, Angelo Lino Murtas, 49 anni. È stato lui ieri mattina a bloccare e ad arrestare Giovanni T., l’uomo che, armato di una grossa forbice, sembrava l’emulo di Michael Douglas in «Un giorno di ordinaria follia»: ha tentato infatti di rubare in un albergo, di rapinare un’auto, ha quasi sequestrato una donna, quindi è fuggito e ha picchiato senza ritegno il poliziotto che, dopo averlo rincorso a lungo, gli ha impedito di salire su un tram pieno di gente e lo ha disarmato. Mentre lui gridava per far credere ai viaggiatori di essere vittima di una rapina. «Ho dovuto urlare a squarciagola e qualificarmi davanti alle altre persone perché non pensassero che fossi io il balordo» sorride ora Murtas.
«Tutto è cominciato intorno alle 8.30 - spiega il dirigente del commissariato -. Quell’uomo è entrato all’hotel Enterprise, in corso Sempione 91, attaccato a piazza Firenze e al nostro commissariato, che si trova all’inizio di via Cenisio. È salito con nonchalance al terzo piano, ma l’impiegata alla reception, che se l’è visto passare davanti, si è accorta che non si trattava di un cliente dell’albergo, così ha avvertito l’addetto alla sicurezza. Quest’ultimo lo ha raggiunto, si è presentato, gli ha chiesto cosa facesse lì. E lui ha iniziato a blaterare che aveva appuntamento con una donna in una stanza: tutto palesemente falso. Così l’uomo della security lo ha invitato a seguirlo al pianterreno. Giovanni T. allora ha tirato fuori dalla tasca una forbice con il manico nero minacciandolo: per come la impugnava sembrava in tutto e per tutto un coltello».
Dopo aver messo in fuga l’addetto alla sicurezza, Giovanni T. scende nella reception, butta per caria tutto quello che trova e grida finché non riesce a fuggire da una porta antipanico.
«Fuori dall’albergo vede un’auto parcheggiata, spacca il vetro per impossessarsene, poi desiste - prosegue Murtas -. Quindi, una decina di metri più in là, nota la Nissan di una signora 40enne che, ferma davanti a una porta carraia, si appresta a salire in macchina. E ci sale lui».
La donna cerca di tirarlo fuori dalla vettura, lui la spintona, la minaccia, la trascina nell’abitacolo e, intanto, blocca il traffico. Rendendosi conto, quindi, di non avere vie di fuga (la Nissan è ferma nel controviale di corso Sempione e gli altri automobilisti strombazzano all’impazzata per passare) scende e corre verso il centro, raggiungendo la fermata del tram.
«Io e un mio collaboratore, avvertiti dall’hotel e correndo per circa un chilometro e mezzo lo abbiamo bloccato mentre tentava di salire sul mezzo pubblico in corso Sempione - conclude Murtas -. Io gli tenevo con la mano sinistra la sua destra che impugnava la forbice; lui, per divincolarsi, mi ha scaraventato sul braccio un ombrello fino a romperlo. “Sono un cittadino libero“ continuava a gridare. Per fortuna è arrivata la volante». Tentato furto, danneggiamento, rapina, violenza e resistenza a pubblico ufficiale sono le accuse che lo inchiodano.