Entra Mario ed esce Otmar, Bce più pragmatica

L’arrivo del neo Governatore italiano coincide con la pensione del capo economista Issing e così il partito ortodosso perde qualche colpo

Gian Battista Bozzo

da Roma

Cambiano gli uomini al numero 29 della Kaiserstrasse, sede della Bce, e potrebbe cambiare anche la stretta ortodossia che ha finora caratterizzato la politica monetaria nell’eurozona. L’arrivo di Mario Draghi nel governing council della Banca centrale europea coincide infatti, mese più mese meno, con un rinnovamento più ampio che caratterizzerà il 2006 nell’Eurotower.
Il 31 marzo prossimo andrà in pensione il capo economista, e componente del board, Otmar Issing. L’economista tedesco, 69 anni ben portati, e un passato da chief economist alla Bundesbank di Hans Tietmeyer, è stato in questi anni il custode del rigore monetario, mettendo spesso sul piatto il proprio peso quando la discussione si faceva difficile. Alle sue spalle, del resto, c’è sempre stata una larga squadra di falchi; inoltre la giovane banca centrale aveva da guadagnarsi una reputazione di severità. Così, non è stato difficile per Issing frenare le poche spinte a una politica meno convenzionale. Sarà sostituito dal vicepresidente della Bundesbank, Jürgen Stark, 57 anni, che non appare così influente come il suo predecessore. In aprile lascerà il suo posto anche il governatore della Banca di Spagna Jaime Caruana, che finora si è sempre dimostrato un falco anti-inflazione (forse perché, grazie soprattutto alla buona crescita economica, i prezzi nel suo Paese sono sotto pressione).
Ma è proprio l’Italia ad aver fornito in questi mesi le maggiori novità nelle stanze dell’Eurotower. Lo scorso anno Lorenzo Bini Smaghi, non ancora cinquantenne, ha sostituito Tommaso Padoa Schioppa nel board della banca centrale. E adesso tocca a Mario Draghi sostituire Antonio Fazio nel Consiglio direttivo. Per formazione accademica e attività lavorativa, Draghi non è di certo un falco della politica monetaria. Dopo gli studi al Mit (come il vicepresidente Lucas Papademos), l’esperienza alla Banca mondiale, e dopo un lustro di lavoro nella city londinese il neo Governatore di Bankitalia porterà con sé un po’ di pragmatismo anglosassone. «Negli ultimi cinque anni la Banca centrale europea è stata tutto fuorché pragmatica. Sono curioso di vedere se al sesto anno di attività cambierà qualcosa nelle rigida ortodossia della Bce», commenta l’economista Ian Stewart, della Merrill Lynch di Londra.