Per entrare alla Camera bussate alla porta del loft

Caro Granzotto, manca poco più di un mese alle elezioni eppure non sembra nemmeno di essere in campagna elettorale. In passato la propaganda cominciava quattro o cinque mesi prima del voto mentre questa volta sembra, almeno a me, che nessun partito e leader si impegni veramente. È il nuovo modo di far politica o è l’appello ad abbassare i toni che rende questa campagna elettorale così fiacca? Non mi diverto per niente.


Dipende dal punto di vista, caro Bandini. Io trovo questa campagna elettorale a dir poco elettrizzante. Si svolge sotto la regia di Walter Veltroni e il Cavaliere, che è un furbo di tre cotte, lo lascia fare. Lo lascia giocare al boy scout della politica. Prenda quella fantastica idea di non piazzarsi a capolista, lasciando il posto volta a volta ad un metalmeccanico, un agricoltore, una centralinista, un disoccupato, una sciampista, un industriale, un atleta, una cassiera, una bella guagliona, un gay, un vecchierello, uno sbarbatello, il diavolo, l’acqua santa, una riserva della Repubblica, una riserva del Borgorosso futbolclub. Detta così fa un po’ ridere, d’accordo, ma a guardar bene ci si vede il nocciolo del vero «cambiamento»: consegnare il potere legislativo - dicesi il potere legislativo - nelle mani (sante) della «gente». Le par niente, caro Bandini? Non è una bella azione, proprio di quelle da boy scout? Una volta, per sperare di essere eletti, bisognava convincere l’elettore di avere i numeri per sedere in Parlamento. Oggi basta bussare alla porta del loft, qualificarti come uomo (o donna) della strada e oplà, sei già in griglia di partenza. A Napoli c’è un modo di dire molto pittoresco e che ben s’adatta al nuovismo veltroniano: mettere una certa cosa «in mano a’ creatura». Chi capisce, capisce. Per i restanti, pazienza.
Altro motivo, questo di carattere più generale, che rende apprezzabile la campagna elettorale è il silenzio (assordante, aggiungerebbero certi miei colleghi amanti dell’ossimoro) su due assunti che fino a ieri signoreggiavano la chiacchiera, chiedo scusa: il dibattito politico e quello proprio alla società civile. L’Europa e l’ambientalismo, in particolare quell’iradiddio del riscaldamento globale. Spariti. Insieme a un Tir di valori e di princìpi più o meno fondanti e condivisi. Inutile che le dica, caro Bandini, quanto ciò mi rallegri: all’Europa europeista e alle menate sul «global warming» non ho mai creduto e dunque, a maggior ragione, della retorica europeista e di quella ambientalista ne avevo più che piene le scatole. Però il mio pensiero va alle tante brave persone che affatturate da quella sirenona di Romano Prodi o da quel saltafossi di un Pecoraro Scanio alle due bischerate finirono per crederci. Pensi che delusione, ora che l’Europa è trapassata e che il riscaldamento globale s’è rivelato una bufala così bufala che perfino il detto saltafossi si vergogna a parlarne. Ah, dimenticavo: altro pezzo retorico da novanta scomparso dalla scena è, incredibile dictu, il pacifismo. Cosa dice, caro Bandini, niente niente stiamo diventando adulti?