Entrare a Milano in auto costerà fino a 20 euro

Giannino della Frattina

da Milano

L’obiettivo è a dir poco ambizioso. Diminuire del 25 per cento le emissioni di polveri sottili dovute al traffico, del 30 per cento il numero dei veicoli in ingresso in città e del 20 gli spostamenti interni. È la ricetta, semmai, a lasciare più di qualche dubbio. Un ticket d’ingresso da applicare sia a chi entri in centro sia ai residenti che decidano di uscire e rientrare dalla «linea rossa». Ben più che un’ipotesi da quando il Comune ha presentato il progetto che farà di Milano la prima città d’Italia ad applicare una «gabella» per utilizzare l’auto.
Dopo mesi di discussioni e uno studio affidato ai tecnici, l’assessore alla Mobilità Edoardo Croci ha finalmente presentato il progetto. Partenza il prossimo 19 febbraio con una «fase sperimentale» durante la quale sarà comunque obbligatorio il pagamento a prezzi, si fa per dire, «scontati». Via definitivo il 15 ottobre con importi raddoppiati. Ancora mano al portafoglio, dunque, con tariffe «salasso» che a regime arriveranno anche fino a 20 euro. E nessuna esenzione per i milanesi, come all’inizio era stato promesso in campagna elettorale dall’allora candidato sindaco Letizia Moratti. Una discriminazione che aveva scatenato le reazioni bipartisan del presidente diessino della Provincia Filippo Penati e del governatore «azzurro» Roberto Formigoni. Ma che non è piaciuta nemmeno ai colonnelli locali dei partiti del centrodestra, probabilmente spaventati dall’ipotesi di perdere i voti dei comuni dell’hinterland. A cominciare da quelli di Monza (per abitanti la terza città della Lombardia) e Sesto San Giovanni (l’ex Stalingrado d’Italia) che già nella prossima primavera eleggeranno i nuovi sindaci. Molte teste e molti interessi diversi che hanno costretto il Comune a rivoluzionare il piano originario. E a promettere altri aggiustamenti. Per ora non resta che tentare di orientarsi in una vera e propria babele di tariffe e tabelle. Di chiaro c’è che si pagherà dalle 7 alle 18 dei giorni feriali a ogni attraversamento della cerchia ferroviaria. Oltre 60 chilometri quadrati, un terzo dell’intero territorio comunale. Ticket solo per entrare e nessuna tassa per chi vorrà circolare all’interno del confine tracciato. Difficile perciò dire, come assicura la Moratti, che «chi più inquina più paga». È evidente che un’auto potrà circolare gratuitamente in centro inquinando a piacimento, mentre sarà penalizzato un pendolare che arriva al posto di lavoro e magari riprende la vettura solo la sera per tornare a casa. Veicoli divisi in cinque classi, dai meno ai più inquinanti, con esenzione per le prime due, considerate «pulite» (gpl, metano, elettriche, benzina euro 2, 3 e 4, diesel euro 4 con filtro). In tutto il 55 per cento delle auto immatricolate. Tariffa, invece, di 2, 5 o 10 euro rispettivamente per le classi 3 (auto benzina euro 1, merci diesel euro 4 con filtro), 4 (auto benzina pre-euro, merci diesel euro 4, auto diesel euro 3) e 5 (tutti i veicoli diesel tra cui le auto euro 2 e 1, fino ai mezzi in assoluto più inquinanti). Cifre solo «sperimentali», perché dal 15 ottobre si raddoppia salendo a 4, 10 e 20 euro. Sconti solo per i milanesi, con abbonamenti annuali a tariffa agevolata da 40, 100 e 200 euro per i veicoli di classe 3, 4 e 5. I controlli? A campione inizialmente con vetrofanie sul parabrezza o «gratta e passa». Poi telecamere in tutti i 114 varchi di accesso in città. Pagamento in contanti, sms, carta prepagata a scalare o carta di credito via internet. Incasso previsto 400 milioni di euro nel primo anno. Da reinvestire, assicura il Comune, in «interventi a favore della mobilità» e «tutela ambientale». Molte le proteste. «È solo un’altra tassa».