«Le entrate record devono servire a ridurre il deficit»

da Roma

Per la Banca centrale europea, il deficit italiano 2007 arriverà «appena sotto» il 3% del Pil. Secondo il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco, invece, il disavanzo arriverà «tranquillamente» sotto la soglia imposta dai trattati europei. Inoltre, la Bce chiede al governo italiano di non trasformare in spesa pubblica «il ricavato delle entrate fiscali straordinarie».
Sul deficit 2007, non si tratta soltanto di una diatriba da addetti ai lavori, un paio di decimali in più o in meno. La differenza è sostanziale: infatti, se il rapporto deficit-Pil 2007 raggiungerà il 2,8% o forse anche meno - come prevede il governo - sarà più agevole raggiungere un analogo risultato nel 2008; mentre un deficit intorno al 2,9% costringerà il governo a una nuova manovra molto impegnativa. La tendenza 2008, a legislazione invariata, vede infatti un deficit oltre il 3%.
Il Bollettino di dicembre della Banca centrale europea sottolinea inoltre che «la correzione totale sarà lievemente inferiore allo sforzo minimo, pari all’1,6% del Pil in due anni, raccomandato dal Consiglio dei ministri finanziari; e sarà attuata per metà solo nel 2007». Critiche da Francoforte, inoltre, sull’andamento del debito pubblico. Con il solo Portogallo, l’Italia rappresenta una «rilevante eccezione» in un panorama europeo caratterizzato da una generale diminuzione dei debiti pubblici. Ai fini di un vero risanamento, prosegue il Bollettino della Bce, «è essenziale portare avanti una riforma strutturale delle finanze pubbliche». È anche importante andare avanti nella riforma della previdenza.
La Bce conferma inoltre che manterrà la massima attenzione nei confronti dell’inflazione, e non esiterà ad aumentare ancora i tassi se necessario. Una prospettiva che non piace a Romano Prodi. «Non vedo rischi per l’inflazione - dice il premier - e mi auguro che la Banca tenga conto che abbiamo bisogno di un costo del danaro non elevato».