Entro ottobre la superborsa Londra-Milano

da Milano

Entro ottobre Borsa Italiana confluirà in quella di Londra dando vita al più rilevante listino in Europa per società quotate (circa 3.600) e controvalore degli scambi. A ribadire la validità del progetto, con cui Piazza Affari ha rotto l’accerchiamento dopo il fallimento della progettata superborsa europea, è stato ieri il numero uno del London Stock Exchange, Clara Furse, insieme al presidente, Chris Gibson-Smith.
Poche ore prima dal palco dell’Abi, il governatore di Bankitalia, Mario Draghi, aveva definito «decisamente positiva» l’integrazione. Riconoscendo a Borsa Italiana di aver «assunto iniziative concrete» per «valorizzare i propri punti di forza» cogliendo i «benefici dell’integrazione in una realtà globale». Lo scorso inverno era stato lo stesso custode di via Nazionale a spronare piazza Affari verso il salto internazionale. Ad ascoltarlo in platea c’erano tutti i grandi banchieri italiani, gli stessi che attualmente controllano Palazzo Mezzanotte ma che presto entreranno nel libro soci della nuova superborsa. Sulla stessa linea il commento di Corrado Faissola: l’integrazione Milano-Londra è un’operazione di «alto profilo» ha aggiunto il presidente dell’Abi intravedendo le basi per un ulteriore rafforzamento. L’attenzione si sposta ora sulla tabella di marcia per creare la prevista holding comune quotata da 5,77 miliardi di capitalizzazione sotto cui troveranno posto le due promesse spose.
Da disincagliare a Milano ci sono ancora alcune norme dello statuto che bloccano al 10% i diritti di voto: il problema dovrebbe essere sul tavolo del cda il 18 luglio così da convocare entro Ferragosto l’assemblea dei soci. Da decidere anche il riacquisto da Euronext del 51% della holding Mbe cui fa capo Mts, la piattaforma dedicata ai titoli di Stato che assicurerà un altro punto di forza alla superborsa con gli inglesi. A breve Londra dovrà varare un aumento di capitale da 1,62 miliardi (il concambio è 4,9 azioni per ciascun titolo di Borsa Italiana) ma occuperà sette dei 12 posti disponibili nel consiglio.
Da verificare resta, tuttavia, l’atteggiamento dell’americana Nasdaq cui fa capo un terzo del capitale del Lse e che potrebbe bloccare l’operazione (ieri ha votato contro 2 punti all’ordine del giorno). Timori cui ha risposto Clara Furse: in assemblea ci «saranno più voti favorevoli del necessario», ha detto l’ad del listino britannico specificando di vedere «numerose opportunità» per un ulteriore rafforzamento nel risiko delle piazze finanziarie mondiali.
«Siamo sempre interessati a occasioni adeguate al prezzo giusto, siamo sempre in contatto con le altre borse», ha concluso la top manager della City, mentre Gibson-Smith, dopo aver definito «inadeguate» le profferte del Nasdaq, ha sottolineato come l’acquisto di Milano si tradurrà per Londra in un effetto positivo sugli utili fin dal prossimo anno, per poi permettere un aumento del 10% nel 2009 a fronte di sinergie per 59 milioni.