Entro sei mesi la nomina del successore: quattro i candidati

La morte di Alessio II apre una corsa alla successione dall’esito quanto mai incerto. Il Sinodo di oggi nominerà un «guardiano» temporaneo del trono del patriarca e avvierà un processo per il quale è in atto da un anno una lunga battaglia di posizionamento. La guida della Chiesa ortodossa ha ormai anche una valenza politica, visti gli stretti legami con il Cremlino che si sono intrecciati nell’era post sovietica. Entro sei mesi si terrà l’elezione con l’incognita di chi sarà ammesso a parteciparvi: in teoria dovrebbero votare non solo i vescovi, ma anche i monaci e i membri laici.
Nella chiesa ortodossa si agitano molte anime, dal movimento del tradizionalista Diomede, un pauperista che ha minacciato la scissione, ai modernisti della chiesa in esilio che solo un anno fa ha ricucito lo strappo consumato dopo la Rivoluzione bolscevica, con la riunificazione voluta da Alessio II.
Tra i candidati per la successione il più in vista è Kyril, metropolita di Smolensk, «ministro degli Esteri» del patriarcato di Mosca. Kyril, allievo di Nikodim, storico metropolita russo pioniere del dialogo con Roma, ha incarnato in questi ultimi anni la linea della riscoperta identitaria e ha curato i rapporti con la politica. Un profilo più «religioso» e probabilmente più dialogante dal punto di vista anche teologico con i cattolici ha invece un altro possibile candidato alla successione, Filarete di Minsk. Mentre un terzo «papabile» è il tesoriere della Chiesa russa, il metropolita Clemente di Kaluga e Borovsk. Quest’ultimo è allineato con il Cremlino sulle questioni politiche e morali, e garantirebbe perciò la continuità con Alessio II.
In gara c’è anche l’arcivescovo Feofan di Stavropol, capo regionale della turbolenta regione caucasica a maggioranza musulmana.