ENTROTERRA, NON SOTTOTERRA

A parole, sono tutti favorevoli al «rilancio dell’entroterra». É una di quelle frasi fatte, come la «vivibilità delle periferie», come la «questione meridionale», come la «discontinuità». Poi, però, al momento di occuparsi davvero, dell’entroterra, gli stessi - quelli del «rilancio» - spariscono regolarmente. Spariscono nella politica e nei giornali, dove trovare una riga sull’entroterra è più difficile che trovare spettatori a un ciclo retrospettivo sulla poetica dell’incomunicabilità nel cinema di Michelangelo Antonioni.
Ovviamente, come sempre, fedeli al nostro motto «Un’altra informazione è possibile, anche a Genova e in Liguria», facciamo eccezione. E dedichiamo volentierissimo spazio alle problematiche dell’entroterra. Nelle scorse settimane, un nostro gentilissimo lettore ha aperto il caso, denunciando l’assenza dei rappresentanti del centrodestra in tante piccole realtà, dove anche chi vorrebbe impegnarsi in prima persona è scoraggiato dal disinteresse di molti. E il fatto che, non solo altri lettori, ma anche esponenti politici - come Enrico Cimaschi della Lista Biasotti - si siano impegnati in prima persona per rispondergli, è comunque una vittoria. I biasottiani, certo, possono parlare con qualche cognizione di causa, visto che la giunta dell’ex governatore, fra i suoi tanti meriti, aveva proprio quello di non essersi dimenticata di tutto quello che sta alle spalle della costa. Così come è una vittoria il fatto che il coordinatore nazionale di Forza Italia Sandro Bondi abbia lanciato l’operazione «una sezione in ogni Comune» e quindi anche nei piccoli paesi, dove spesso gli azzurri sono un’ipotesi. Capaci di prendere risultati plebiscitari alle politiche e di sparire miseramente alle amministrative.
Piccole, piccolissime, ma sono vittorie. Vittorie importanti per un mondo, quello dell’entroterra, abituato alle sconfitte e al disinteresse. Ma è mai possibile che la legge che aiuta i piccoli Comuni - nata da un’ottima idea bipartisan di Ermete Realacci della Margherita e di Italo Bocchino di An - sia ancora al palo? Oppure che siamo costretti a raccontare storie come quella scovata dal nostro ottimo Paolo Bertuccio, con l’unico emporio di Montessoro, a Isola del Cantone, costretto a chiudere dalla burocrazia del decreto Visco-Bersani che impone un computer per comunicare gli incassi a tutti i negozi, anche a chi serve solo 28 persone? Ma è mai possibile che iniziative come quelle degli indipendentisti del Mil, tese a preservare l’identità ligure, e a propagandare visite nel nostro splendido entroterra, siano viste come stravaganze? Ma è mai possibile che ci sia gente che pensa di andare alla conquista della Cina, ma non è in grado di conquistare Gorreto o Aquila d’Arroscia, Urbe o Varese Ligure, Rondanina o Masone?
Quella per ridare dignità al nostro entroterra, per non farlo finire sottoterra, è una battaglia di civiltà. Ovviamente, noi la combatteremo fino in fondo.