Eolie, Barbareschi scivola sulla piscina abusiva

I carabinieri delle isole Eolie hanno scoperto una vasca fuorilegge nella villa dell'attore milanese e lo hanno denunciato. Invece di scusarsi si è arrabbiato con il comune che fa i controlli anti-cemento

Il Pdl? «È un partito di sudditi». Addirittura? Certo: «Fa gli interessi di Mediaset e di Berlusconi». Luca Barbareschi è sempre un passo oltre. Fiammeggiante sul pulpito dell’indignazione, ce l’ha con Silvio, ce l’ha con le aziende del premier, ce l’ha con i colleghi del suo ormai ex partito, il Pdl. Regista, attore, ma soprattutto deputato più finiano di Gianfranco Fini, passa il tempo a puntare il dito contro le malefatte della maggioranza con cui è stato eletto. Così, troppo occupato a scagliare anatemi contro il Pdl, è scivolato su una poco nobile vicenda: una bella piscina abusiva nella sua villa di Filicudi, alle Eolie.
Insomma, se Silvio fa i suoi affari, lui non è da meno, se Silvio e soci – ci ammonisce Barbareschi facendosi cupo come il padre Dante - «stanno riducendo lo Stato ad un bordello», lui, nel suo piccolo fa a pezzi le norme e la cultura ambientalista di cui peraltro è, a sentirlo, un infiammato paladino. A Lipari, gioiellino tutelato dall’Unesco, gli equilibri sono delicati. Naturale che le piscine private siano vietate, al bando. E invece che fa Barbareschi fra una predica e un comizio contro i nuovi barbari? Costruisce la sua piscina. Qualcuno però vede e informa l’ufficio tecnico del comune di Lipari. L’attore riceve una visita. Ma non sono suoi fan pronti alla standing ovation e nemmeno berlusconiani delusi; no, più modestamente sono i carabinieri che vogliono vederci chiaro. Basta un’occhiata e la ricognizione dà i suoi frutti: il grande moralista ha violato la legge, si è confezionato la sua piscina ad personam, per complessivi 40 metri quadri. Già che ci sono, i militari danno un’altra occhiata e scoprono una seconda magagna: un locale è più grande di quel che dovrebbe. Tre metri quadri. Poca cosa, ma pur sempre tre metri fuori dalla legge che il deputato-attore evoca di continuo per attaccare il Pdl. Risultato: parte una denuncia ala Procura di Barcellona e presto arriverà l’ordinanza di demolizione degli abusi.
Barbareschi, naturalmente, non ha tempo, fra un ciak e un bagno in mare, di scendere dal pulpito. Anzi, sale ancora più in alto e se la prende con tutti quelli che osano mettere in discussione la sua purezza: «Sì, nella villa esiste dal 1964 una cisterna – spiega – e trovo surreale che si parli di questa cisterna nel Paese in cui la cementificazione selvaggia e gli ecomostri non importano a nessuno». Ma sì, la colpa è sempre degli altri. Gli altri fanno scempio del paesaggio, lui invece riempie d’acqua una cisterna. E se non è un benefattore poco ci manca. Del resto, trova pure il tempo di tuonare contro il sindaco di Lipari, Mariano Bruno, i cui tecnici hanno osato mettere il naso nel suo splendido eremo, situato in uno dei punti più suggestivi dell’isola. Da tempo, l’indignato Barbareschi concede interviste su interviste in cui invita Bruno a «darsi da fare», lasciando intendere che il primo cittadino è un inconcludente. Bruno non dev’essere proprio uno stuoino. Così con una garbata rispostina fa notare al cherubino che «ha brillato per la sua assenza» a proposito dei problemi concreti dell’isola. Ma chissà, Barbareschi non ha tempo di ascoltare la replica perché dev’essere già impegnato, come i giacobini dei tempi migliori, nella battaglia successiva. Un passo avanti, prima degli altri. Attaccherà anche la procura spiona? Per ora l’attore difende la cisterna, perché guai a chiamarla piscina. C’è il rischio non solo di sedersi dalla parte del torto, come avrebbe detto Bertolt Brecht, ma anche di essere confusi con quell’Italia cafona cresciuta proprio con le reti Mediaset e immortalata nei film dei fratelli Vanzina. Lui è oltre. Nella bolla del suo sdegno. Quando Repubblica gli ha chiesto un mese fa se per caso non avesse il dente avvelenato con Mediaset perché ha bloccato un suo film, Barbareschi si è stracciato le vesti: «Ma che mi frega? Il problema è più serio». Certo, il problema è sempre un altro. Solo che la storia insegna che gli epuratori trovano sempre uno più puro di loro che li epura a loro volta. Staremo a vedere. Per ora il consiglio, davvero modesto, è un banale ricorso al Tar. Per salvare la «cisterna». Magari senza il corredo di imbarazzanti proclami aggiuntivi.