Eolo, l’automobile ecologica che ha prodotto solo cassintegrati

Funziona ad aria compressa, fu presentata nel 2001: «Tra due anni sarà in strada». Ma lo stabilimento non è mai stato aperto

Nino Materi

«Il pieno, per favore». «Subito, signore». «Quant’è?». «Un euro e 50 centesimi, grazie». Chi di noi automobilisti - davanti al salasso subìto quotidianamente al distributore di benzina - non ha sognato una scenetta di questo tipo? Poi uno riapre gli occhi, se li stropiccia, e mette mano al portafoglio tirando fuori (quando va bene) un bel bigliettone da 50 euro. Eppure nel 2001, al Motorshow di Bologna, c’era stato qualcuno che ci aveva illusi tutti. Erano stati gli inventori di «Eolo» la prima macchina al mondo in grado di viaggiare con due bombole di aria compressa (ricaricabili in 6 ore da una normale presa di corrente attraverso un compressore installato nell’auto) capaci di alimentare un motore Mdi (Motor development international) di 567cc da 25 Cv.
La stampa di settore (e non solo quella) salutò Eolo con l’entusiasmo riservato ai grandi eventi. Del resto un’utilitaria che prometteva un pieno da 3 mila lire (nel 2001 l’euro era alle porte) meritava questo ed altro. Del resto i responsabili della «Eolo Italia» non facevano nulla per spegnere gli entusiasmi. Anzi. Così iniziarono a circolare notizie sempre più dettagliate. Lunghezza della vettura: 3,84 m; larghezza: 1,72 m; altezza: 1,75 m; capacità di fare 100 km con 0,77 euro; velocità di 110 km/h; autonomia per più di 10 ore consecutive nell’uso urbano. E poi: «Tutte e cinque le versioni (modello base, taxi, familiare, furgoncino, monovolume) avranno l’aria condizionata di serie sfruttando quella che fuoriuscirà dal tubo di scappamento a -20°. L’unica emissione allo scarico sarà infatti aria». Le richieste di prenotazione cominciarono a fioccare e alle centinaia di potenziali acquirenti la Eolo Italia rispondeva così: «State tranquilli, la vettura entrerà in produzione verso la fine del 2001, inizi 2002, presso lo stabilimento francese di Nizza». Il prezzo? Dai 18 ai 20 milioni. Anche in Italia tra i clienti virtuali (Eolo, fino all’anno scorso, aveva infatti un sito cliccatissimo, www.eoloauto.it) c’era fermento: «Per il vostro Paese - si leggeva sul sito - è già prevista una fabbrica nella provincia di Rieti. Successivamente ne apriremo altre in varie zone della Penisola, fino a garantire una capacità di 8mila unità all’anno».
Di rinvio in rinvio si arriva però al 2003, quando al Salone di Parigi, il progettista del veicolo, il francese Guy Negre, viene messo alle corde dai giornalisti rintuzza gli attacchi e, con notevole faccia tosta, replica: «La sperimentazione è a buon punto, abbiamo solo qualche piccola difficoltà economicca che sarà presto superata. Entro la fine del 2003, Eolo sarà in strada». Ad aprile 2004 la doccia fredda: un comunicato sindacale dei 90 dipendenti della Eolo Italia fa sapere che la produzione della vettura «non è mai cominciata» e che «gli operai si trovano tutti in cassa integrazione». Inutile cercare risposte sul sito www.eoloauto.it che, nel frattempo, è sparito; o meglio, risulta «in vendita». Il giallo automobilistico, comunque, non finisce nel dimenticatoio e viene rilanciato da un servizio curato dalla testata Internet, Giornale Tecnologico. Che, dopo alcune accurate verifiche, giunge a una concluisione clamorosa: «Eolo, l’auto ad aria compressa che tanto ha fatto discutere, potrebbe non vedere mai la luce del sole». Il motivo? «Diverse settimane fa - spiega il quotidiano di informazione on line - contattammo l’amministratore delegato di Eolo Italia, e lo stesso ci disse che il rivoluzionario mezzo di trasporto ecologico sarebbe stato disponibile nel giro di 60 giorni. Dopo aver involontariamente illuso i nostri lettori, e ce ne scusiamo, è giunta però in redazione una e-mail da un gruppo di lavoratori della società che ha sede a Frosinone: “Nello stabilimento di Frosinone ad oggi non c’è assolutamente nulla. È vuoto e nessun lavoro di ristrutturazione dell’impianto ha avuto inizio. La produzione di qualsiasi auto risulta pertanto lontana da venire”».
Una versione che più di operaio, iscritto alla Cgil, ha confermato anche al Giornale, chiedendoci però di rimanere anonimo: «Dal luglio 2003 non riceviamo lo stipendio e non vorremmo aggravare la nostra posizione. Possiamo però confermarvi che i capannoni sono desolatamente vuoti e che di auto ecologiche non c’è neppure l’ombra». Più possibilista si mostra il sindacato Cgil che dal 2003 sta seguendo il caso: «La società Eolo Italia è in ritardo di circa 6 forse 7 mesi. I lavori dovevano partire nel mese di marzo ma non se ne parlerà prima di ottobre o peggio novembre». Parole che non calmano affatto l’indignazione dei navigatori della rete, convinti di trovarsi dinanzi a un misterioso complotto: «Certamente - si legge fra i tanti messaggi di posta elettronica - viene da pensare che le gigantesche corporazioni del petrolio non vogliano un mezzo che renda gli uomini indipendenti. La benzina oggi, l'idrogeno domani, sono comunque entrambi guinzagli molto ben progettati. Una macchina così deve essere eliminata, nascosta insieme a chissà cos'altro in quei cassetti di cui parlava Beppe Grillo tanti anni fa, nelle scrivanie di qualche potente». Non è che Internet abbia sempre ragione, però...