E.On si ritira, Enel vince la corrida spagnola

Conti potrà lanciare subito la sua offerta senza aspettare il termine dei sei mesi

da Milano

La guerra per Endesa è finita: la cordata Enel-Acciona ha raggiunto l’accordo con E.On. Il gruppo tedesco rinuncia all’Opa e ha concordato l’acquisto per circa 10 miliardi di euro di una serie di attività di Endesa in Spagna, Francia e Italia. Fulvio Conti, ad di Enel, vince la sua battaglia spagnola, Wulf Bernotat, il suo omologo in E.On, riesce a uscirne senza una pesante sconfitta, tutti e due evitano un lungo e «sanguinoso» scontro legale. Ma, di fatto, è l’Enel a raggiungere i suoi obiettivi. «E.On non intende diventare partner di minoranza in Endesa», afferma un comunicato di Düsseldorf, che ammette che la sua Opa (che si conclude oggi) «non avrebbe avuto successo»: il ritiro dei tedeschi apre la strada al lancio immediato dell’offerta da parte del gruppo italiano a 41 euro per azione. Ieri l’Alta Corte spagnola aveva respinto il ricorso contro il rinvio di 6 mesi dell’Opa Enel. Poche ore dopo tutte queste manovre legali diventavano inutili con l’intesa tra i due gruppi.
L’accordo prevede che Enel ceda la spagnola Viesgo, controllata integralmente da Enel e valutata circa 2 miliardi di euro. Da parte sua Endesa cederà anche impianti termoelettrici spagnoli per circa 1.500 Mw di capacità di generazione, più diritti di ritiro per 450 Mw di potenza di energia da impianti nucleari, sempre in Spagna. Complessivamente E.On dovrebbe arrivare entro il 2010 a una capacità produttiva di 6.400 Mw, facendone il quinto operatore sul mercato iberico. In Italia, Endesa cederà a E.On impianti pari al 70% della potenza installata, Asm Brescia passerà da una quota del 20 al 30 per cento. E.On acquisirà, inoltre, il 65% della francese Snet, controllata da Endesa. Altre partecipazioni di minore importanza saranno cedute in Polonia e Turchia. In sostanza, Enel-Acciona rinunciano a tutte le attività estere europee di Endesa per concentrarsi sul territorio spagnolo e sulle controllate in America Latina. E.On ottiene invece di allargarsi a ventaglio in Europa, in particolare Francia, Spagna e Italia con una quota produttiva intorno al 10% dei singoli mercati nazionali.
Ma veniamo all’aspetto finanziario della vicenda: l’Opa di Enel-Acciona supera globalmente i 42 miliardi, di cui il 25% a carico degli spagnoli, il restante peserà invece sugli italiani. Gli asset ceduti a E.On vengono valutati intorno a 10 miliardi. Di questi, i due miliardi di euro che proverranno da Viesgo andranno direttamente nelle casse dell’Enel, gli altri 8 (forse qualcosina di più) serviranno invece a ridurre il debito di Endesa che oggi ammonta a circa 19 miliardi. Ammesso che l’Opa abbia totalmente successo, l’Enel si farà carico del 75% dell’esborso (quindi circa 31 miliardi su 42 tutti a credito), poi dovrà consolidare il 75% del debito di Endesa (6-7 miliardi), e infine a questo si sommerà il debito al 31 dicembre 2006, che era di 11,6 miliardi. Insomma, a fine operazione l’Enel si troverà con un indebitamento fortemente accresciuto, ma anche con una controllata che, stando ai dati preliminari, nel 2006 aveva un margine operativo lordo di 7,13 miliardi contro gli 8 dell’Enel, ma con un fatturato esattamente della metà. E, ha detto l’ad Conti pochi giorni fa presentando il piano industriale agli analisti, gli utili di Endesa verranno utilizzati per la riduzione del debito.