«Epidemia controllabile sottovalutata dal Messico»

«Ieri, da Francoforte a Milano, un gruppo di giapponesi ha viaggiato con la mascherina sul viso. E una signora del gruppo, essendone sprovvista, si è tappata bocca e naso con un asciugamano per tutto il viaggio». Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università degli Studi di Milano, racconta l’aneddoto per sdrammatizzare.
Professore, saremo destinati a viaggiare anche noi con la mascherina?
«Non ancora. La situazione in Italia e in Europa è sotto controllo. Quello spagnolo è un caso importato dal Messico».
Però la trasmissione di questa influenza è semplice.
«Come una normale influenza, il contagio avviene attraverso le goccioline di saliva. E i sintomi sono simili, dolore alle ossa, congiuntivite, disturbi gastroenterici, sintomi respiratori, febbre oltre i 38 e mezzo».
Come si scopre la differenza?
«Per fortuna l’influenza è finita e una forma così acuta deve creare immediatamente allarme».
Qualcuno l’ha già paragonata alla Spagnola che nel 1918 ha provocato 40 milioni di morti.
«La Spagnola è scoppiata in una fase storica dove la gente era mal nutrita, non c’erano né antibiotici né controlli e le condizioni igienico-sanitarie erano precarie».
Però anche allora la strage è stata causata dall’influenza suina.
«Effettivamente la patologia preoccupa perché ha le stesse caratteristiche, è anche questa di origine suina, ha acquisito la capacità di trasmettersi da persona a persona e ha una diffusione rapidissima. Inoltre il tasso di mortalità è molto alto».
E colpisce soprattutto i giovani.
«Questo potrebbe avvenire per una eccessiva reazione immunitaria».
Dunque sarà pandemia?
«Dipende. Potrebbe esserci un’escalation di casi ma la malattia potrebbe anche bloccarsi per poi ripresentarsi con forza in autunno, quando il virus si adatta meglio».
Come si tiene sotto controllo questo virus?
«Attraverso una sorveglianza sanitaria che dovrebbe essere attiva in tutti i Paesi. Invece sembra che in Messico la cosa sia stata sottovalutata e il virus si sia scatenato già dal 18 marzo».
Ma nessuno di voi ne era informato?
«Tutti l’abbiamo saputo settimana scorsa».
State lavorando al vaccino?
«Sì, ma serviranno alcuni mesi per produrlo. E non è detto che sia la cosa migliore. Nel ’76 negli Stati Uniti ci fu una vaccinazione di massa che ha creato dannosi effetti collaterali. Bisogna fare molta attenzione prima di fare questa scelta».
E allora come ci si cura?
«La prima arma sono gli antivirali. E con quelli si guarisce».