Epifani contestato in fabbrica "Hai tradito tutte le promesse"

Il segretario della Cgil difende il patto sul welfare "malgrado i suoi limiti" ma non convince mille tute blu. "Non ci dica: se votate no, cade il governo"

Bologna - Quando entra nella sala mensa dove ci sono mille metalmeccanici ad aspettarlo, qualcuno abbozza un applauso, coperto da un fischio e da un buu. Ma più che altro le tute blu della Gd, storica azienda metallurgica di Bologna, 1.650 lavoratori ultrasindacalizzati (qui la Fiom elegge la maggioranza dei delegati) con 1.300 euro in media nella busta paga, smontano punto per punto, a partire dal mercato del lavoro e dal sistema degli scalini l'accordo tra sindacati e governo che il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, è venuto ieri a spiegare per convincerli a votare sì al referendum. Epifani prende la parola e fa l'avvocato del diavolo: gli aumenti delle pensioni minime, ammette, «non cambieranno la vita dei pensionati »; il passaggio dallo scalone agli scalini «non è quello che avremmo preferito»; sulla precarietà «avrei voluto di più». Ma, alla fine, assicura che «malgrado i limiti dell'accordo, non riesco a trovare delle ragioni per dire no». Anzi, avverte la platea: «In Parlamento potrebbero esserci dei peggioramenti, nel dibattito non mi sento assolutamente tranquillo, non so cosa può succedere in Senato. Invece dovremmo cercare di migliorarlo, ma con molta intelligenza ». Le ragioni per votare no (la precarietà che rimane, l'età per la pensione che si allunga) gliele snocciolano gli operai che prendono la parola: «La Cgil raccolse 4 milioni di firme contro la Legge Biagi - ricorda Luca -: volevamo abolirla». Segue un fragoroso applauso. «L' impianto di quella legge viene confermato - rincara Bruno Melotti, delle Rsu aziendali - e con gli scalini si lavorerà molto di più di oggi». Altro applauso, che si fa più deciso quando aggiunge: «Dobbiamo poter decidere senza condizionamenti perché la Cgil ritiri la propria firma dal protocollo e torni al tavolo con Prodi». Angela prende la parola dopo e a Epifani dice: «Non è possibile dirci: se voti no cade il governo ». Valeria, 36 anni, ex delegata Fiom, lo afferma in modo ancora più chiaro: «Molti voteranno sì solo per appartenenza politica, non per i contenuti dell’accordo ». Il più applaudito è Ugo Liberi, solo 27 anni ma idee molto chiare sulle promesse del sindacato degli ultimi anni. Rivolto al segretario tira fuori dalla tasca un articolo di giornale di un anno fa e gli rinfaccia le parole spese, allora, contro i coefficienti delle pensioni: «Oggi quei coefficienti sono stati ciclostilati dal sindacato e ora sono nel protocollo. Ma non pensiate che la gente non abbia memoria». Anche chi annuncia che voterà sì, lo fa a malincuore: «Abbiamo tre bicchieri di cioccolata - spiega Iorio Fioravanti, da 37 anni nella Fiom -: uno dolce, che non possiamo bere perché non esiste; uno amaro, ed è quello che io berrò, dicendo sì all'accordo; il terzo, vi lascio immaginare di cosa è pieno, è quello che avremo se vinceranno i no». «Se prevarranno i no - avverte al termine dell’assemblea Epifani - auguri a chi sostiene questa tesi, perché nessuno è in grado di sapere cosa succederà».