Ma Epifani dà la caccia all’ottobre rosso

da Roma

La battuta che meglio riassume l’estate sindacale l’ha detta qualche giorno fa Luigi Angeletti al Giornale: la Cgil «ricorda un po’ quei negozi di abbigliamento del centro che in luglio espongono capi invernali», magari a beneficio dei turisti. Maglioncini e sciarpe mentre fuori si scoppia di caldo al pari degli scenari di conflitto evocati quando tutti cercano faticosamente di trattare.
Il riferimento è al fatto che il sindacato guidato da Guglielmo Epifani sta seguendo con un po’ di distrazione le trattative estive. Frena la riforma dei contratti (cioè sul modo in cui verranno decisi gli aumenti) avviata con Confindustria e liquida la cabina di regia per la crescita e i salari illustrata ieri alle parti, rivolgendo lo sguardo altrove. Ad esempio alla manovra che «è depressiva», come ha detto il leader del principale sindacato italiano durante l’incontro.
In realtà il segretario della Cgil al tavolo di Palazzo Chigi è apparso agli osservatori meno «cattivo» del solito. Difficile mostrare la faccia feroce il giorno in cui il governo ha corretto la contestata norma sui precari (quella che escludeva il reintegro per i contrattisti a termine in causa con il datore) e ha circoscritto le modifiche all’assegno sociale in modo da non lasciare scoperta nessuna categoria. Sarebbe stato imbarazzante sfilarsi del tutto mentre il governo assicurava che gli sgravi sugli straordinari saranno prorogati ed estesi anche agli statali.
Ancora più difficile chiudere al confronto quando la stessa maggioranza che due legislature fa aveva mandato in soffitta la concertazione per il più leggero dialogo sociale, adesso punta tutto sul coinvolgimento delle parti sociali attraverso una cabina di regia. Strumento che permetterà ai sindacati di entrare in tutte le decisioni che riguardano i lavoratori e la crescita. E che quindi, almeno sulla carta, vale più della concertazione.
Tutti segnali accolti con favore da Cisl e Uil. Tanto che il leader della Cisl Raffaele Bonanni durante l’incontro ha lanciato un messaggio ai colleghi: «Adesso anche le parti sociali devono fare la loro parte». Entusiasmo non condiviso da Epifani secondo il quale i ripensamenti sono semmai il segno che il governo «va incalzato». Perché quello di ieri «formalmente è stato un incontro sereno e pacato, ma i problemi restano tanti e quando li abbiamo posti il governo non ha dato risposte». Di conseguenza: «L’autunno sarà difficile perché l’economia sta rallentando e sarà difficile per le famiglie, per le quali il governo non ha fatto nulla. Se si continua così al sindacato non resta che mobilitarsi».
Una ripresa autunnale all’insegna degli scioperi (a partire da quello del pubblico impiego) non è quindi uno scenario da scartare. Anzi. Basta leggere Morena Piccinini, segretario confederale della stessa Cgil, che considera il tentativo di rassicurazione del governo sull’assegno sociale di un «cinismo impressionante». Perché la volontà di evitare abusi da parte di extracomunitari è «odiosa».
Abbastanza per evocare un nuovo scenario tipo Patto per l’Italia, quando Cisl e Uil firmarono l’accordo con il governo e la Cgil si tirò fuori? No «perché Epifani non è Cofferati», commentavano ieri sindacalisti di lungo corso. E anche perché - al contrario di quanto scritto ieri da un quotidiano vicino alla sinistra - il governo punta ancora a coinvolgere la Cgil. Su quante possibilità di successo abbia questo tentativo il discorso è diverso. Cisl, Uil e governo non ci credono troppo. E pensano che, alla fine, Epifani si sfilerà e sosterrà la campagna autunnale del Partito democratico sui temi economici. Adesso tutto dipende - osservavano ieri le stesse fonti sindacali - da cosa succederà domani, all’incontro conclusivo con Confindustria sulla contrattazione. Se Epifani frenerà di nuovo, allora sarà chiaro che la mobilitazione della Cgil contro il governo è già iniziata.