Epifani leader congelato nella morsa dei duri Cgil

Gli "scalini" che Cisl e Uil potrebbero accettare sono indigesti alle correnti radicali del sindacato. Cremaschi: "Basta con i diktat del governo"

Roma - Costretto a cercare un’intesa in tempi brevi, ma - allo stesso tempo - in difficoltà per le pressioni che vengono dal suo sindacato e per la concorrenza dei partiti della sinistra radicale. E nella scomoda posizione di chi si ritrova in mano il cerino più pericoloso, quello del superamento dello scalone.
La decisione di sbloccare la trattativa sulle pensioni è quasi esclusivamente nelle mani di Guglielmo Epifani. Il segretario generale della Cgil ha tenuto la posizione più ferma nei confronti del governo in queste ultime fasi della trattativa. Ed è stato il primo ad alzarsi dal tavolo quando il ministro Tommaso Padoa-Schioppa (con il quale i rapporti sono notevolmente peggiorati) ha riproposto gli scalini.
Adesso lo stato dell’arte è che il governo sta studiando una nuova ipotesi di accordo sul superamento della riforma Maroni e conta di farla passare entro la prossima settimana. Ma questa volta si presenterà al tavolo presentando il credito del pacchetto Damiano. Misure per gli ammortizzatori, per i giovani e lo sviluppo che - come aveva rilevato giorni fa il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni - sono stati dati «senza scambi». Cioè a costo zero per i lavoratori.
«È un passo in avanti», si è limitato a commentare il segretario generale della Cgil. Decisamente più soddisfatti gli altri sindacati. Quasi ironico Bonanni, secondo il quale «i pazienti hanno avuto ragione». Giusta, secondo il leader della Cisl, la strategia del governo: «Ha fatto bene, nonostante le trattative non siano concluse, a mettere le condizioni per poter subito usufruire degli accordi già definiti». Anche la Uil - il sindacato che per molti aspetti in queste ultime settimane ha tenuto la posizione più ferma - ha incassato le risorse promesse dal governo e si è detta disponibile a riaprire il confronto anche sullo scalone quando sarà presentata la nuova proposta del governo.
Una «festa» alla quale non ha partecipato il vertice della Cgil, che continua a chiedere al governo una sola voce. «Il balletto sulle proposte che si sommano l’una all’altra deve finire», ha protestato il segretario confederale della Cgil, Morena Piccinini secondo la quale il governo deve assumersi «la responsabilità nella sua interezza di fare una proposta unitaria». «Aspettiamo una proposta in tempi brevi», si è limitato a dire lo stesso Epifani.
Prevale quindi la diffidenza. E non è solo perché la Cgil è il sindacato che soffre di più la concorrenza della sinistra radicale. Anche perché - osservavano ieri sia esponenti del sindacato sia della maggioranza - adesso Prc, Pdci, Sd e Verdi si sentono meno forti con la discesa in campo di Walter Veltroni e questa pressione è destinata a diminuire.
Epifani deve piuttosto affrontare i delicati equilibri interni al suo sindacato che non sono un semplice riflesso di quelli politici. Difficile per la segreteria di Corso d’Italia fare passare una soluzione che non potrà che essere una via di mezzo tra gli scalini di Tommaso Padoa-Schioppa e lo scalino a 58 anni più incentivi dei sindacati. Qualunque soluzione non sarà accettata tanto facilmente dalla sinistra interna. Sicuramente non dalla «Rete 28 aprile» di Giorgio Cremaschi, la componente più a sinistra, che accusa la segreteria di appiattirsi sull’esecutivo. «Il sindacato - secondo Cremaschi - fa di tutto per non creare problemi a Prodi. È falso quello che dice la destra e cioè che il governo subisce i diktat dei sindacati. È vero il contrario».
Difficile che sia disposta agli scalini anche l’altra corrente di sinistra, «Lavoro e società», che è vicina ai Comunisti italiani. Poi c’è la Fiom. I metalmeccanici (non solo della Cgil) hanno fatto scioperi sulle pensioni in tutta Italia. L’organizzazione di Gianni Rinaldini continua a chiedere l’abolizione dello scalone senza contropartite. E sicuramente pretenderà, una volta raggiunto un accordo, la consultazione dei lavoratori. Una cosa del genere accadde con la riforma Dini. I sì prevalsero, ma non tra i metalmeccanici. Uno scenario che si potrebbe ripetere, togliendo dall’imbarazzo Epifani. Ma non è scontato.