«Epifani nell’hotel di lusso? Che vergogna, lascio la Cgil»

Milano«La tessera? Io la straccio, altroché. Già avevo in mente di togliermi dalle liste del sindacato. Ma dopo quello che ho saputo, non ho dubbi e mi verrà pure l’ulcera dalla rabbia». Il colpo di grazia per Sara Porta, 42 anni, impiegata in un call center di Sesto San Giovanni, arriva quando scopre che il «suo» segretario generale, Guglielmo Epifani durante il soggiorno milanese per il 25 Aprile, ha speso 1.100 euro in due notti, alloggiando prima all’«Hotel Pierre», cinque stelle lusso e poi all’«Hotel de la Ville», quattro stelle superior.
«Mi faccia capire, quindi vuole dire che in 48 ore si è bevuto quello che io guadagno in un mese, anzi di più? Perché se a noi va bene, al massimo portiamo a casa mille euro facendo turni di giorno e di notte 40 ore alla settimana».
Lei è una lavoratrice, tesserata Cgil, con uno stipendio che varia dagli 800 ai mille euro al mese. Invece il vostro leader sindacale ha potuto contare per la sua missione milanese su un soggiorno a cinque stelle.
«È scioccante, a dir poco. Vergognoso. Se fatto a certi livelli poi, è ancora peggio. Più che altro mi sento presa in giro. Il fatto che abbia speso mille e cento euro per dormire due notti a Milano, penso sia semplicemente imbarazzante. Il signor Epifani avrebbe potuto almeno trattenersi, visto che rappresenta determinate realtà che sono ben diverse dalla sua. Ci deve essere una coerenza e anche un po’ di coscienza nei comportamenti e non riesco a capire come facciano certe persone. Ma a quei livelli sono tutti uguali, stanno tutti sulla stessa barca e della gente non interessa più a nessuno. Il nostro call center ad esempio è una realtà di schiavitù, ma all’associazione non importa cambiare la situazione».
Cosa significa che sono tutti dalla stessa parte?
«Vuol dire che all’interno del sindacato c’è corruzione morale e il fatto che arrivi anche ai vertici, forse può essere una scossa per i lavoratori così capiscono da chi sono rappresentati e in quali personaggi ripongono la loro fiducia. Non voglio dire che siano tutti ipocriti come questo signore, ma non credo alle ingenuità e alle casualità e penso che ci sia uno sfruttamento generale. È brutto, ma è così. E poi la Cgil non è più un sindacato “rosso”».
Cioè che non rappresenta più i lavoratori come una volta? Che non ci sono più i vecchi sindacalisti che combattono a fianco degli operai?
«Ma sì, insomma. Intendo che ci mangiano sopra e approfittano delle situazioni. Nel caso specifico di Epifani, non dico che uno non debba dormire in un albergo. Ma accidenti, alcune attenzioni ci vorrebbero. Mille euro al mese non sono un importo con cui si vive serenamente, glielo posso assicurare. Spenderli in due giorni in un cinque stelle, è vergognoso. E poi, non è mica Berlusconi, certe cose non se le può permettere. Proprio così, allora perché non dirlo? Anzi, va detto così ci si risveglia dal sonno collettivo».
Dei lavoratori e di tutti gli iscritti nelle file del sindacato, intende?
«Certo. Le persone danno fiducia ai rappresentanti e non si rendono conto di quello che succede realmente. Anche a livello regionale, ormai ci sono accordi tra l’associazione e l’azienda in modo da tenere buona la gente. Puoi mediare su tutto, ma non su uno stipendio e sulla sopravvivenza delle persone».
Dopo quello che ha saputo, si sente ancora rappresentata dalla Cgil?
«No e non condivido il loro atteggiamento. L’episodio di Epifani mi ha convinto ancora di più. Non mi faccio rappresentare da qualcuno in cui non mi identifico, e che anzi è il contrario. Ci deve essere un’etica e un senso per le cose che si fanno. Ma se non vengono fuori, la gente continua ad essere illusa con le promesse della dirigenza».
Un’ultima domanda: qual è la quota annuale per gli iscritti?
«Centoventi euro all’anno. Non sono mica pochi, a pensarci bene. Se poi uno se li spende per i fatti suoi, be’, è uno sfruttamento ulteriore e una presa in giro bella e buona».