Epifani segue Montezemolo: «Il protocollo è da rivedere»

Anche il leader Cgil contesta il nuovo accordo. Palazzo Chigi: torneremo a convocare le parti sociali

da Roma

La nuova versione del protocollo sul welfare, approvata venerdì dal governo, non ha accontentato nessuno: né i ministri dell’ultrasinistra, che infatti non l’hanno votata; né la Confindustria, e neppure i sindacati. Dopo la protesta della Cisl è arrivata anche quella, inattesa, della Cgil. «Sulle pensioni i patti non sono stati rispettati - accusa il segretario Guglielmo Epifani - ne dovremo ridiscutere con il governo e le imprese». Assediato, Palazzo Chigi deve cedere: «Convocheremo le parti sociali per risolvere i piccoli problemi che restano aperti», annuncia il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta. «Se c’è qualche punto di discussione lo si risolve, ma sono cose minori: rispetto al protocollo non ci sono cambiamenti», ribadisce lo stesso Romano Prodi.
Piccoli problemi? Cose minori? In realtà, i problemi appaiono di notevole portata, e sono sia finanziari che normativi. L’eliminazione del tetto annuale di 5mila lavoratori «usurati» per il pensionamento anticipato, previsto nella versione di luglio del protocollo, apre le porte a un «buco» di vastissime dimensioni nei conti pubblici. È vero che il testo fissa una dotazione finanziaria (83 milioni nel 2009, 200 milioni per il 2010, 312 milioni per il 2011, 350 milioni per il 2012 e 383 milioni per il 2013: in tutto, 1 miliardo e 328 milioni di euro). Ma allo stesso tempo la legge crea un diritto soggettivo per tutti i lavoratori interessati, e non si sa ancora quanto vasta potrà essere la platea. La legge parla, infatti, dei lavoratori alla «linea di catena», cioè praticamente tutti gli operai direttamente addetti alla produzione. La lista è lunga, da chi lavora di notte agli autisti di mezzi pubblici o mezzi pesanti, e così via. Il governo ha sei mesi per approvare un decreto legislativo che fissi la lista definitiva degli aventi diritto. Già ieri i medici ospedalieri hanno chiesto di esservi inseriti. Sono stati inoltre riaperti i limiti per le agevolazioni pensionistiche a favore dei lavoratori esposti all’amianto. «Fatta una regola già lasca sull’età di pensione, il governo ha trovato una mega-eccezione, dai costi imprecisabili ma molto elevati», commenta Maurizio Sacconi, ex sottosegretario al Welfare.
Si apre poi la questione delle deleghe. «Mi domando perché siano necessarie 13 deleghe attuative, e perchè non sia stata prevista la consueta formula sentite le parti sociali», lamenta Epifani. Il segretario della Cgil rileva che il testo non prevede tempi certi né sulle cosiddette «finestre d’uscita» per i pensionamenti d’anzianità, nè sui lavori usuranti. «E perché - si chiede ancora - è sparito il riferimento al 60% come tasso di sostituzione (il rapporto fra la pensione e l’ultimo stipendio, ndr) per i giovani»? Epifani lo sa benissimo: era una promessa non mantenibile. Non basta: il protocollo originario prevedeva la razionalizzazione degli enti previdenziali e, in caso di obiettivo mancato, un aumento degli oneri contributivi. Adesso, denuncia il segretario della Cgil, è il contrario: prima gli aumenti e poi, eventualmente, uno sconto successivo. «Ne dovremo riparlare», annuncia. Il vasto numero di deleghe in bianco sul mercato del lavoro è pericolosissima, denuncia il Comitato per la difesa della legge Biagi. «Possono fare quel che vogliono, riscrivere la Biagi», dicono Sacconi e Giuliano Cazzola.
«Se esistono dubbi, li chiariremo», promette il ministro del Lavoro Cesare Damiano. Ma neppure a sinistra sono contenti. Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero afferma: «Il testo andrà migliorato in Parlamento».