«Episodio grave, capisco la rabbia ma non demonizziamo un popolo»

Il presidente della Casa della Carità: «Occorre collaborazione, legalità in cambio di assistenza»

da Milano

«Condivido la rabbia della gente. Ma l’episodio di Ascoli Piceno, così come qualunque altro reato, è legato a una persona specifica, non al popolo rom nel suo insieme». Don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità di Milano, non accetta generalizzazioni: «Alla guida del furgone ci sarebbe potuto essere un italiano ubriaco». Ma non vuole neanche essere definito difensore dei rom. Del resto è stato proprio lui, uno dei sostenitori del patto di socialità e legalità firmato da molti capi famiglia, a cacciare dal campo sociale allestito nel parco Lambro alcuni nomadi responsabili di aver infranto gli accordi. «Comprendo la preoccupazione dei cittadini - dice -, credo che dopo un episodio del genere le proteste siano una conseguenza logica. Sono comunque convinto che per risolvere il problema dei rom sia necessaria la massima collaborazione da parte di tutte le persone coinvolte». La sua ricetta può essere sintetizzata con le parole legalità e assistenza: aiuto alle popolazioni disagiate in cambio del rispetto di precise regole di convivenza. «Questo modello potrebbe essere esportato in altre zone critiche del Paese - spiega don Colmegna -. Senza dimenticare, però, che i patti di socialità e legalità non sono uno strumento giuridico. Possono funzionare bene solo se tutti i soggetti coinvolti collaborano». L'integrazione non può quindi prescindere dal rispetto. «Questa linea - continua - dovrebbe essere seguita in qualunque progetto di ospitalità e inclusione sociale».