Epistolario filosofico

Nel 1634 era stato costretto a una precipitosa partenza da Roma, sotto mentite spoglie e falso nome, per sfuggire alle fazioni filospagnole e filofrancesi della curia che avevano scatenato attorno al trono di Pietro una guerra di maghi e astrologi, spie e sicari, delazioni e omicidi. Uno degli attori principali di questo scontro era stato proprio Tommaso Campanella, umile frate di povere origini calabresi ma sottile filosofo naturalista e temuto mago. Fin dai primi tempi del suo arrivo a Roma, nel 1626, avevano preso a circolare insistenti voci sull’ormai prossima morte del Papa. Oscuri presagi astrali avevano convinto Urbano VIII (che si dilettava di astrologia e si vantava di conoscere le natività di tutti i membri del Sacro Collegio) a convocare a più riprese Campanella nei palazzi apostolici. Nelle relazioni diplomatiche di quegli anni si trovano frequenti accenni agli incontri segreti fra un Papa intenzionato a preservare il più a lungo possibile la propria vita e «il maggior astrologo de’ nostri tempi». Ma in Vaticano c’era chi stava tramando nell’ombra... e per frate Tommaso l’unica via di scampo era la fuga alla volta della Francia.
Fuga che, una volta a Parigi, sotto la protezione di Luigi XIII e del cardinale Richelieu, Campanella rievoca in una lettera del 9 aprile 1635 a Papa Urbano VIII, uno scritto fino a oggi inedito che finalmente si può leggere nel volume che raccoglie l’intero corpus epistolare del misterioso frate calabrese (alle lettere presentate in una precedente raccolta apparsa nel 1927, sono state aggiunte una cinquantina di significative missive scoperte nel corso degli ultimi decenni): Tommaso Campanella, Lettere (Olschki, pagg. 730, euro 74; a cura di Germana Ernst).
Il libro ha il pregio di non rivolgersi solo agli esperti. Le 172 missive permettono anche ai profani di passare, seppur in modo ineguale, attraverso la vita di questo frate di Stilo, temuto per la profondità deflagrante del suo pensiero e per la fama sinistra di mago. Le lettere, di varia natura (lunghi memoriali e rapidi biglietti, opuscoli e dediche) partono dalle giovanili frequentazioni napoletane (ove Campanella si forma presso il circolo del filosofo naturalista Bernardino Telesio) ai periodi trascorsi a Firenze presso la corte dei Medici e a Padova ove conosce il giovane Galileo; dagli anni in cui visse un violento contrasto con l’Inquisizione (le lettere dei primi anni in prigione sono locate «dal Caucaso» perché come Prometeo il frate è legato mani e piedi e costretto a continui supplizi, poi scampata la pena capitale riceverà col tempo condizioni migliori e intratterrà regolari corrispondenze con cardinali, principi e uomini di cultura) fino al suo approdo in terra francese.
In una delle sue ultime lettere, quasi un testamento spirituale, indirizzata al granduca Ferdinando II de’ Medici, scrive parlando di sé: «Il secolo futuro giudicarà di noi, perché il presente sempre crucifige i suoi benefattori: ma poi risuscitano il terzo giorno, o il terzo secolo».