Epo al Tour, Riccò squalificato per due anni

Condannato per aver assunto Epo di terza generazione e aver frequentato il dottor Santuccione, inibito a vita dalla giustizia sportiva. Ma dice: "Deluso e amareggiato"

Roma - Riccardò Riccò dovrà scontare due anni di squalifica per doping, lo ha deciso oggi a Roma il tribunale nazionale antidoping del Coni. La squalifica decorre dal 31 luglio 2008, giorno della sospensione del corridore, e terminerà pertanto il 30 luglio del 2010. Il ciclista modenese ha ricevuto un anno e sei mesi di squalifica per "assunzione di sostanza dopante" e sei mesi per "in ordine all’addebito di frequentazione del dottor Santuccione", soggetto inibito a vita dalla giustizia sportiva. Nei giorni scorsi la procura antidoping del Coni aveva richiesto una sanzione pari a 20 mesi, la positività all’Epo di terza generazione era stata riscontrata in due diversi controlli effettuati durante l’ultimo Tour de France.

Sconto di pena Il tribunale, si legge nella sentenza, ha tenuto conto "della diminuente di cui all’articolo 10.5.3 del codice Wada". È stata dunque considerata la collaborazione fattiva del corridore con gli inquirenti. Il tribunale si è riservato 30 giorni di tempo per depositare le motivazioni. Con questa sanzione Riccò sarà costretto a rinunciare alle prossime due edizioni di Giro d’Italia e Tour de France. 

Delusione Riccò si è detto "molto deluso e amareggiato" per i due anni di squalifica ricevuti oggi dal tribunale nazionale antidoping del Coni. "Sono molto deluso e amareggiato, mi aspettavo maggior comprensione - ha detto il modenese uscendo dagli uffici dello stadio Olimpico -. Però ho sbagliato ed è giusto che paghi". In merito alla pena, Riccò ha osservato che "una riduzione c’è stata", rimandando però ogni analisi ai suoi legali.

Il legale pensa al ricorso "Una sentenza sconcertante in cui Riccò ha pagato il prezzo della lealtà". È l’analisi dell’avvocato Alessandro Sivelli, legale del corridore modenese. "C’è un problema di interpretazione delle norme - ha spiegato il difensore - perché è vero che la diminuzione è stata concessa ed erano due le contestazioni. Ma la sentenza è più pesante della richiesta della procura e dovremo fare le nostre valutazioni. Certamente c’è la possibilità di impugnarla, c’è spazio per un ricorso. C’è qualcosa che non funziona nella giustizia sportiva - ha detto ancora Sivelli - perché se Riccò non avesse collaborato avrebbe preso la stessa pena, due anni. Infatti, se fosse stato zitto il nome di Santuccione non sarebbe saltato fuori".